Il dolore
Quei pini emblema di come le cose non si risolvono
L’architetto Marri torna a scagliarsi contro la scelta di tagliare le piante in via Mascagni
l’intervento
alessandro
marri*
Quasi ogni mattina quei pini disposti in filare si pongono davanti a me ed il loro ondeggiare, la loro ombra, il loro profumo mi accompagnano per quel breve tratto in tutte le stagioni lasciandomi una piacevole sensazione di freschezza.
Da alcuni mesi però, dopo la ferma volontà del Comune che ne ha decretato la mattanza, quella vista mi mette ansia e una grande tristezza, come quando sei di fronte ad un malato terminale che sai di non poter aiutare in nessun modo. Per la verità ci ho provato, ci abbiamo provato, in tanti, ma forse abbiamo sbagliato tempi e modi o, più semplicemente, abbiamo “suonato una qualche sinfonia a chi non può sentire”.
Come grossetano e come architetto è questa sordità che mi addolora di più e che mi dà l’ennesima conferma di vivere e di aver vissuto in una città sorda, pigra, priva di sussulti di orgoglio; così abituata a vivere di sola rendita delle bellezze che la natura gli ha destinato tutto intorno.
I pini di via Mascagni non possono essere tagliati; è lo stesso Comune che lo ha decretato scrivendolo nell’articolo 63 delle Norme Tecniche di Attuazione del Regolamento Urbanistico tutt’ora vigente. Quei pini sono infatti indicati come invarianti strutturali del territorio, ma non è questa scorrettezza, seppur grave formalmente, che mi interessa. I pini di via Mascagni sono un esempio, un esempio emblematico di come vengono affrontate e “non risolte” le varie criticità che normalmente si presentano in una città e che, con un po’ di amore, di energia e di fermezza avrebbero potuto trovare una o più soluzioni. Alcune le ho pubblicate tempo fa e mai ho avuto una risposta motivata sulla loro eventuale inapplicabilità.
Ci tengo a precisare che la politica non c’entra nulla, il mio non è un discorso rivolto a questa o quella formazione politica, semplicemente perché a Grosseto è da sempre così; le ragioni sono altre e queste si, i politici dovrebbero cercare di capirle ed agire di conseguenza.
Infine per favore, se scempio deve essere, risparmiateci quell’ipocrita soluzione dell’impianto di nuovi lecci al posto dei morti ammazzati, messi a memoria dei pini sullo stesso spartitraffico solo per sentirsi con la coscienza a posto. Abbiate almeno il coraggio di togliere “quell’inutile e pericoloso” spartitraffico e con lo spazio guadagnato di allargare un marciapiede (preferibilmente quello a sud) e mettere lì nuovi alberi creando un filare almeno funzionale ad una passeggiata con qualche panchina per sedersi all’ombra e per fare da schermo visivo a quelle case senza giardino. Così facendo si interrompe quella perversa continuità di asfalto e cemento delle case senza giardino. Non dovrebbe essere troppo difficile! Viva Grosseto.
*Architetto
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