Il Tirreno

Grosseto

economia 

Il consorzio Latte Maremma pensa alla tutela dell’ambiente

Enrico Pizzi

Rinnovato l’impianto di produzione. Le bottiglie vengono prodotte in azienda e non vengono quindi  più portate dai camion

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grosseto. È un 2020 ricco di sfide, per il Consorzio dei produttori del Latte Maremma.

La prima è quella del nuovo marchio che è stato lanciato con l’inizio di questa settimana. Niente più pacifiche mucche frisone che pascolano e riposano, paciose, all’ombra dei pini che caratterizzano il paesaggio maremmano. Via i pini, e spazio a una vacca ben più vivace, che scalcia anche. La revisione del marchio, dunque, la prima novità con cui il consorzio affronta il 2020.

«La prima delle sfide – spiega il presidente, Fabrizio Tistarelli - è rappresentata dalla nuova immagine del nostro prodotto, un’immagine totalmente innovativa che va a rafforzare il senso di dinamicità, la voglia di essere presenti e aggressivi. Cambia l’immagine – rassicura – ma non il gusto».

Il consorzio del Latte Maremma ha voluto dare il segnale di un cambio di passo. Un segnale che arriva alla fine di un 2019 difficile, sia per le situazioni dei mercati che per le problematiche ambientali e climatiche. «Ci siamo comunque contraddistinti sul mercato – dice Tistarelli – siamo riusciti a chiudere un anno positivo che ci ha dato anche la possibilità di aprire nuovi spazi di mercato oltre che di consolidarci». Nel 2019 il consorzio ha puntato a una presenza più capillare possibile in Toscana, «ci siamo adoperati – spiega il presidente – per riuscire a coprire per quanto possibile tutte quelle zone che erano state un po’ tralasciate e questo ci sta dando dei buoni risultati».

Uno sforzo che è stato accompagnato da investimenti. «Innanzitutto – dice – abbiamo rinnovato tutto il nostro impianto di produzione e abbiamo cercato di guardare con un occhio sempre più attento alle necessità dell’ambiente». Così, niente più camion a trasportare in continuazione le bottiglie di plastica vuote, «il primo investimento che abbiamo fatto – spiega Tistarelli – è stato quello di crearci la bottiglia in casa, in azienda e abbiamo praticamente azzerato gli spostamenti dei camion che ci portavano le bottiglie, riducendo le emissioni di CO2».

In pratica, adesso arrivano in azienda una specie di capsule in pet che occupano volumi notevolmente inferiori e che un impianto interno trasforma in bottiglie. «Inoltre – aggiunge Tistarelli – ormai l’approvvigionamento di energia elettrica deriva quasi esclusivamente da fonti rinnovabili». Nuovo marchio, nuovi investimenti, per provare ad aggredire anche nuovi mercati.

«Nel 2020 – dice il presidente del consorzio – testeremo i mercati nelle regioni vicine alla nostra, ma anche i mercati esteri dove abbiamo iniziato a inviare dei prodotti. La sfida per il 2020 sarà approcciare nuovi mercati». —

Enrico Pizzi

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