Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Minacce di morte e lite con il coltello per la raccolta del lentisco: assolti

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castiglione. Erano finiti a processo per una lite scoppiata per la raccolta di lentisco, utilizzato per realizzare composizioni floreali. Una lite furibonda, proprio per quella zona di pineta sulla costa maremmana.

La vicenda risale al 22 aprile 2010 e, dopo quasi dieci anni, è finita con una sentenza di assoluzione emesse dal tribunale. Il presidente Adolfo Di Zenzo e i giudici Giovanni Puliatti e Gian Marco De Vincenzi hanno assolto i tre imputati che erano stati accusati di un tentativo di estorsione con lesioni. Motivo: concorrenza ritenuta “sleale” nella raccolta di piante per composizioni floreali.

Insomma, un battibecco tra raccoglitori di lentisco da destinare alla vendita. Da una parte c’erano un calabrese e due albanesi che sono stati appunto processati e poi assolti mentre all’altra due tunisini che abitavano a San Remo, ritenuti parte offese. Questi avevano spiegato ai carabinieri di Castiglione della Pescaia, intervenuti dopo essere stati chiamati da un passante che aveva assistito alla lite, di essere stati presi a coltellate e a bastonate nella zona delle Marze tra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia. Dovevano rispondere anche di minacce di morte Francesco Furfaro, 67 anni, la compagna Vjollica Shatrolli, 55 anni, e il figlio Erjon Selmani, 30 anni, tutti domiciliati a Follonica.

Ci sarebbero state anche altre due persone – rimaste ignote – coinvolte nell’episodio che però non sono state poi trovate e che insieme a Selmani sarebbero state proprio loro ad agire materialmente, mentre in precedenza Furfaro e Shatrolli avevano già manifestato la loro contrarietà a che vi fosse qualcuno venuto da lontano a battere il “loro” sottobosco, nella pineta della costa grossetana.

Un passante aveva avvertito il 112 ed erano intervenuti i militari di Castiglione. Poi la tappa in ospedale dove i due tunisini erano stati medicati e ritenuti guaribili in 7 e 5 giorni. I due africani (46 e 54 anni – in quei giorni avevano preso una stanza a Castiglione della Pescaia) sarebbero stati prima apostrofati e poi inseguiti.

Una volta raggiunti, sempre secondo l’imputazione, i due sarebbero stati aggrediti con un coltello e un bastone, insieme a minacce di morte. Il movente era stato ricostruito dai carabinieri, che avevano ascoltato parti offese e persone informate sui fatti. I due tunisini però, quando è stato il momento di testimoniare in aula, non sono stati rintracciati. Risultavano ancora residenti a San Remo, dove uno dei due era stato anche successivamente arrestato. Il processo si è chiuso con l’assoluzione dei tre. —

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