Gioco
«Targa sulla casa della famiglia di Gigliola» Castell’Azzara ricorda l’orrore della Shoah
La proposta dell’associazione degli Amici dell’Orso verrà presentata al sindaco: domani e lunedì tanti appuntamenti
il ricordo
Fiora bonelli
Castell’Azzara ricorda per il giorno della memoria il tragico e toccante destino delle famiglie ebree Della Riccia e Finzi e la storia della piccola Gigliola, uccisa barbaramente davanti agli occhi della madre. Con un doppio appuntamento, domani e lunedì il paese amiatino celebrerà la Giornata in memoria delle vittime dell’olocausto nella sala cinematografica alle 18: narrazione e musica con gli attori Stefano Lucarelli e Luigi Rosatelli e i musicisti Marco Fontani e Luciano Fontani.
L’iniziativa è dovuta all’associazione culturale Amici dell’Orso che, in collaborazione con la Pro Loco e con il patrocinio del Comune di Castell’Azzara, celebra l’anniversario dei 75 anni dell’abbattimento dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz.
Verrà interpretato un racconto di Marzio Mambrini sulle vicende delle famiglie Della Riccia e Finzi, ebrei livornesi che si erano trasferiti a Castell’Azzara nel 1938 sperando di sfuggire alle leggi razziali fasciste.
Furono però arrestati da autorità italiane nel dicembre del 1943 e condotti al campo di Roccatederighi. Qualche mese più tardi, dopo una breve sosta al campo di Fossoli, furono portati ad Auschwitz da dove non fecero mai ritorno e nel quale trovò una morte ancor più orrenda la piccola Gigliola, figlia di Natale Finzi e Berta Della Riccia. La piccola era nata a Roccatederighi il 19 febbraio del 1944 e fu uccisa il 23 maggio 1944.
Per rendere memoria a queste vittime la serata è stata a loro dedicata e l’associazione Amici dell’Orso avanzerà la richiesta al sindaco di apporre una targa sulla facciata della casa che ospitò le due famiglie per mantenere memoria delle loro esistenze e del perché vennero troncate.
Gli Amici dell’Orso e, primo fra tutti l’ex sindaco Marzio Mambrini, lavorano alla ricostruzione di questa vicenda da ben 17 anni: «Cominciammo prestissimo la ricerca – racconta Mambrini – utilizzando oltre a documenti di archivio, le testimonianze di coloro che a Castell’Azzara li avevano conosciuti e in seguito alla pubblicazione delle nostre prime ricerche, fummo contattati da una signora ebrea di Livorno che si trovava ad Auschwitz con Berta della Riccia e la piccola Gigliola e assistette allo scempio della bambina e alla morte della mamma. Abbiamo ricostruito e continueremo a farlo, la storia di cinque persone che erano arrivate a Castell’Azzara per ripararsi dalle persecuzioni dopo le seconde leggi razziali. Erasmo Della Riccia lavorava a Livorno e si trasferisce a lavorare alla miniera del Siele a Castell’Azzara, portando con sé la famiglia, compresa la figlia Berta col marito Natale Finzi, genitori della piccola Gigliola».
Il secondo evento prenderà il via, sempre nella sala cinematografica comunale, alle 10,30 di lunedì con un monologo scritto e interpretato appositamente per gli studenti da Stefano Lucarelli, “L’olocausto infinito”. —
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