Il Tirreno

Grosseto

Lite tra Comune e Ccia, si tenta il dialogo

Gabriele Baldanzi

Al centro del contenzioso la mancata realizzazione da parte dell’ente camerale di una sede nell’area dell’ex Foro Boario

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grosseto. Si incontreranno lunedì, a Grosseto, il segretario generale della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, Pierluigi Giuntoli e il segretario facente funzione del Comune di Grosseto, Felice Carullo. Sul tavolo ballano un milione e 200mila euro che la Camera di commercio deve al Comune capoluogo. Dietro l’angolo c’è una causa, che tutti i soggetti coinvolti vorrebbero evitare. È una storia lunga 13 anni quella che Il Tirreno ha ricostruito dagli atti, che affonda le radici in un periodo in cui tra Comune e Camera di Commercio e associazioni di categoria regnava la pace. C’erano anche più soldi in circolazione.

Nel febbraio 2007 la Camera di commercio, guidata da Federico Vecchioni, presentò al Comune un’istanza di variante anticipatrice del Regolamento Urbanistico per attuare una complessa operazione urbanistica. Cosa era previsto è presto detto: da un lato la demolizione della sede di via Cairoli e la ricostruzione di un fabbricato con volumetria ridotta, quindi meno impattante, dietro alla chiesa di San Pietro. Dall’altro il cambio di destinazione d’uso di un altro complesso immobiliare di proprietà della Cciaa, nell’area dell’ex Campo delle Fiere, con un incremento di volumetria di 3. 150 metri cubi derivanti dalla demolizione della sede di Via Cairoli. Qui, alla fine, avrebbe dovuto sorgere anche un complesso residenziale per un totale di 5. 210 metri cubi da vendere. Valutata la proposta in modo positivo, il Comune, allora guidato dal sindaco Emilio Bonifazi, adottava la variante richiesta con due delibere consiliari di giugno e ottobre 2008, prevedendo di disciplinare il coordinamento degli interventi edilizi previsti dalla Camera di commercio con una successiva convenzione volta a individuare i tempi della demolizione e ricostruzione della sede di via Cairoli. Nel marzo 2010 la Camera di Commercio firma l’atto d’obbligo notarile con il quale si impegna a richiedere il permesso a costruire la nuova sede nell’area dell’ex Foro Boario entro tre anni dall’approvazione della variante, nonché a procedere con l’intervento di demolizione e parziale ricostruzione del fabbricato di via Cairoli entro tre anni dal termine dei lavori della sede. In caso di inadempimento, la Cciaa dovrà versare al Comune la somma di un milione e 200mila euro corrispondente al vantaggio ottenuto per l’incremento di volumetria riconosciuto con la variante per la realizzazione del complesso residenziale in via Fiesole. Nel dicembre 2012 il presidente della Camera di commercio Gianni Lamioni firmava la richiesta per ottenere il permesso a costruire al Foro Boario, che veniva dichiarata ammissibile dal Comune, rammentando l’obbligo di realizzare preventivamente le opere di urbanizzazione primaria. Fin qui tutto liscio. Senonché, mentre i permessi a costruire i fabbricati nell’area dell’ex Campo la Fiera venivano richiesti e ritirati e gli immobili realizzati subito venduti dalla Camera di commercio, quest’ultima, nonostante le richieste e diffide del Comune inviate fino al 2018, non ha mai ritirato il permesso di costruire né le opere di urbanizzazione di sua competenza, né la sede nell’area dell’ex Foro Boario, dichiarando da ultimo di non averne più interesse, avvenuto l’accorpamento con la Camera di Commercio di Livorno e il conseguente piano di razionalizzazione delle sedi camerali. All’oggi, quindi, l’assetto urbanistico prefigurato dall’amministrazione Bonifazi, con la variante anticipatoria risulta incompiuto. –

Gabriele Baldanzi

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