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«Schiaffeggiata per strada per farsi consegnare i soldi»
Parla in aula la moglie dell’imprenditore minacciato: mesi da incubo Un racconto pieno di lacune: «Mi sono ammalata, ho cercato di dimenticare»
«Un incubo». Paola Centini parla a stento e il suo racconto è frammentato, interrotto da alcune lacune quando è chiamata a ripercorrere determinati momenti. «Ho rimosso molto di quegli anni», dice, spiegando di aver avuto dei problemi di salute, psicologici, a seguito di quel periodo scandito da quelle che non esita a definire «minacce». Sono quelle che avrebbe subito da Angelo Murè, uno dei sette imputati nel processo sul presunto sistema di estorsione su cui pende l’aggravante del metodo mafioso che avrebbe fatto capo al commercialista follonichese Evans Capuano.
«Sono stata anche schiaffeggiata in strada», ha raccontato la donna. Il motivo era sempre il solito: «le continue richieste di denaro». Centini è la moglie di Luca Marchionni, imprenditore del golfo, già ascoltato in aula, a cui hanno fatto capo più società che gestivano vari villaggi turistici in Maremma. In due di questi, La Principina a Grosseto e Il Veliero a Follonica, dal 2008 era impegnato Murè con la sua ditta di pulizie. «Lui e la moglie venivano sempre a chiedere denaro con fare aggressivo», ha detto la testimone. Denaro che Muré avrebbe voluto riscuotere sostenendo di vantare dei crediti da Marchionni, il quale, nell’udienza della scorsa settimana, ha spiegato di «aver perso il controllo della contabilità con Muré» proprio a seguito delle richieste a suo dire pressanti e minacciose subite dall’imputato. Ma quando l’imputato non riusciva a parlare con l’imprenditore, secondo l’accusa, passava dalla moglie. «Sono venuti (Murè e la moglie, ndr) anche sotto casa, suonando ripetutamente al citofono e scuotendo il portone – ha detto Centini – Li trovavo ovunque, mi seguivano». E in una di queste occasioni, l’imputato le avrebbe detto: «dì a tuo marito di chiamarmi altrimenti lo scanno». Questa presenza costante e minacciosa di Murè attorno alla famiglia di Marchionni è stata ribadita anche dalla persona assunta dall’imprenditore come guardia del corpo, Stefano Milani, che ha confermato quanto detto in fase d’indagine, quando ha parlato di veri e propri appostamenti sotto casa da parte di Murè e di Cataldo Ausilio, altro imputato nel procedimento. Milani ha confermato anche che alcune minacce furono rivolte a sua moglie da parte di ragazzi riconducibili a Muré: tant’è che anche lei presentò una denuncia. L’avvocato Riccardo Sensi, difensore di Murè, ha interrogato i vari testimoni sulla difficile situazione economica in cui versavano le società dell’imprenditore, per capire quanti fossero i dipendenti e fornitori a vantare dei crediti. E ce ne sarebbero stati molti, stando a quanto ricostruito in aula. Ma nessuno di questi, stando alle versioni dei testimoni ascoltati nell’ultima udienza, avrebbe rivolto minacce alla famiglia dell’imprenditore. —
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