Sicurezza
Cia: «Il settore primario regge ma ormai con grande fatica»
«Non è stata un’annata tra le peggiori, ma nemmeno tra le migliori». Realisticamente Claudio Capecchi, presidente provinciale della Cia, dà una valutazione tra luci e ombre dell’annata agraria 2019, individuando le principali criticità negli eventi meteoclimatici che mettono rischio le colture e nelle predazioni che colpiscono gli allevamenti. Sotteso a tutto, c’è poi, il problema del mercato dei prodotti agricoli, con costi di produzione – e dunque prezzi – che non reggono la concorrenza con quelli di altri Paesi.
«L’andamento del clima – spiega Capecchi – ha condizionato nella prima parte dell’anno le produzioni orticole, ma anche quelle olivicole, e, tra novembre e dicembre, le esondazioni hanno provocato danni importanti». Su questo punto un primo appello. «Gli eventi climatici non possiamo evitarli – dice – ma si può fare più manutenzione del territorio; se non si vogliono scavare i letti dei corsi d’acqua, bisogna che i terreni che vengono allagati e diventano casse di espansione naturali, siano considerate tali: l’ente pubblico li acquisti e li paghi, perché il danno non può continuare a ricadere solo sui proprietari di quei terreni». Analogo ragionamento per le predazioni. «I costi della presenza dei predatori – dice – non possono essere sostenuti solo dagli allevatori. Noi non andiamo nelle piazze a invocare gli abbattimenti, ma i costi debbono essere ripartiti». Tra le produzioni tipiche, Capecchi pone l’accento su quella dell’olio. A livello nazionale si è tornati alle produzioni degli ultimi cinque anni, mentre la Toscana, che lo scorso anno aveva incrementato la produzione, ha subito un calo del 20%. La provincia di Grosseto, però, è andata meno male, con perdite di produzione tra il 10 e il 15%, «con aziende nella zona del pitiglianese – dice Capecchi – che hanno avuto produzione molto bassa, mentre quelle della collina hanno avuto incremento». Tendenza molto negativa, per quanto riguarda la produzione di cereali. In dieci anni l superficie coltivata a grano è calata da 24mila a 13mila ettari. «Ma coltivare un ettaro di cereali – spiega il direttore Enrico Rabazzi – costa 900 euro a ettaro, con una resa di circa 35 quintali a ettaro che quest’anno si pagano intorno ai 22 euro al quintale: fate voi i conti». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
