Il Tirreno

Grosseto

isola del giglio 

«Non avevo preso io quel coniglio con il laccio»

Pierluigi Sposato

Si difende il pensionato accusato di aver catturato l’animale con una trappola: «Non era nemmeno nella mia proprietà»

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ISOLA DEL GIGLIO. «Sì, il coniglio l’ho preso, con tutto il laccio: ma l’ho buttato via. Non era mio, il coniglio, non l’avevo preso io, il laccio non l’avevo messo io, non era nemmeno nella mia proprietà».

Sintesi estrema dell’interrogatorio cui Giuseppe Baffigi, 75 anni, abitante a Isola del Giglio, si è sottoposto davanti al giudice Andrea Stramenga. È imputato di aver causato la morte di un coniglio selvatico con una trappola a laccio, con crudeltà e senza necessità. Pochi minuti in aula per ribadire la propria estraneità ai fatti contestati dopo gli accertamenti dei carabinieri forestali, agosto 2016, zona del faro di Punta Capel Rosso. In questo processo si è costituita parte civile la Lav, con l’avvocata Federica Ciotoli. Era stata l’associazione ambientalista, tempo fa, a dare notizia dell’esistenza del procedimento penale, in occasione della prima udienza (novembre 2016).

«Io non ho mai fatto il contadino se non dopo che è morto mio padre - ha premesso Baffigi - Ho sempre lavorato nell’edilizia. Ho una piccola proprietà, in quella zona. Io lacci non ne ho mai messi, non ho mai fatto il bracconiere: ho avuto il porto d’armi per trenta anni».

Quel giorno, ha aggiunto rispondendo al viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera, «ero al lavoro nella vigna, come sempre: ci vado un paio di ore al giorno, la mattina». Nelle foto estrapolate dal video si vede Baffigi con un coniglio: «Ma io l’ho preso con tutto il laccio e l’ho buttato via. Non era mio il laccio. E l’animale era nella proprietà di un mio vicino. Non era roba mia. E poi a me non interessa il coniglio». Sa come funziona una trappola a laccio? «Sì», ha risposto dando una spiegazione di massima. All’avvocata di parte civile ha spiegato che, visto che era estate, era andato a prendere la frutta, «le ciliegie».

L’avvocato Paolo Francesco Giambrone, che difende Baffigi, ha chiesto al giudice di poter allegare la relazione di un geometra a carattere catastale, per poter individuare con esattezza la proprietà. Una documentazione da vedere congiuntamente alle foto scattate dalla difesa (si vede un deposito dell’acqua), per capire il punto esatto in cui Baffigi era stato ritratto. Il giudice ha ammesso l’acquisizione (il pm si era detto remissivo, la parte civile contraria) fatta eccezione per la relazione catastale. E ha poi rinviato l’udienza per la conclusione. Baffigi dovrà ancora aspettare più di un anno per conoscere il suo destino: l’udienza è stata fissata per il marzo 2021. —

Pierluigi Sposato

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