Sicurezza
«Sul centro storico concentriamo gli sforzi per un nuovo e serio percorso di rinascita»
Il dibattito sul “cuore” della città continua: quanto si deve aspettare per affrontare il problema della ripavimentazione?
MASSIMILIANO
FRASCINO
Il centro storico di Grosseto non poteva fare più a meno del protagonismo dei suoi commercianti. La strada è ancora lunga, ma ora c’è qualche ragionevole speranza che il pezzo di città racchiuso dall’esagono cinquecentesco delle mura medicee possa cominciare il proprio percorso di rinascita.
Le parole del presidente del Centro storico naturale Enrico Collura e del suo vice e predecessore Vincenzo De Sapio non sono significative tanto per i prossimi eventi che hanno annunciato, quanto per il fatto che sembrano sancire la presa di coscienza che occorre un’elaborazione autonoma da parte degli operatori economici del centro storico rispetto al Comune. Le amministrazioni cambiano, il centro storico e i suoi protagonisti rimangono. Pere questo è opportuno che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Senza equivoci né scaricabarile.
A chi ha un’attività economica compete organizzare l’incoming nel centro, predisponendo eventi commerciali e tutto quello che ciò comporta. Positivo che le “luminarie” natalizie siano state gestite dal Centro commerciale naturale. All’amministrazione competono decoro e sicurezza urbana, possibilmente organizzare eventi culturali di qualità: quanto bisognerà aspettare, per dirne una, perché si affronti il problema della ripavimentazione delle vie e delle piazze? Che sono uno dei motivi principali dell’immagine di squallore e trasandatezza che il centro trasmette ai visitatori?
Se questa è a premessa, bisogna allora contribuire con qualche idea su come rivitalizzare un centro storico ormai esangue. Come più di un commerciante ha denunciato su questo giornale.
Al di là dell’angoscia estetica che mettono lo stato di manutenzione e gli arredi urbani, una delle cause dell’irrilevanza urbana del centro è senza dubbio il progressivo spopolamento. Un quartiere non può vivere senza abitanti. Bisogna trovare il modo di riportarcene. Buttare giù quel che resta del vecchio ospedale e sostituirlo con residenze attraverso un’azione energica di rigenerazione urbana avrebbe ad esempio un senso.
Altra questione: come si portano le persone in centro? Limitarsi alle offerte commerciali sarebbe miope. Le persone non escono di casa solo per acquistare. Ma si può finire per fare acquisti anche uscendo di casa con un’altra motivazione. Fermo restando il fatto che quello della sopravvivenza delle attività economiche è solo uno dei problemi del centro storico.
La riapertura di un pezzo di Chelliana, il nuovo allestimento della collezione Luzzetti e i sussulti del Museo archeologico sono tutte cose positive, ma non bastano. Ci vorrebbe qualcosa connotata culturalmente e allo stesso tempo popolare. Come i festival culturali di qualità che in tutta la Toscana (e l’Italia), tranne Grosseto, riescono a coniugare divulgazione della conoscenza – in ogni sua declinazione – e indotto economico. Ormai la letteratura scientifica sul peso economico dei festival culturali è vasta: da 2, 5 a 4 euro di ritorno per ogni euro investito. Basta guardare cos’hanno fatto a Modena col Festival della Filosofia (non della porchetta). Hanno iniziato nel 2009 dalla piazza centrale di Modena, e poi sono dovuti “emigrare” anche a Carpi e Sassuolo perché non avevano più spazio.
Ecco, il centro di Grosseto potrebbe essere valorizzato così. A partire dal rilancio e ampliamento della “Città visibile”, che già aveva fatto benissimo con pochissime palanche. Magari con un festival nazionale ispirato all’opera di Luciano Bianciardi, del quale a dicembre del 2022 ricorreranno i 100 anni dalla nascita. E magari, ancora, in ottica di collaborazione fra attori economici, potrebbe svolgere un ruolo significativo anche il nuovo gestore del Cassero senese. Oppure in piazza Dante è meglio la sagra dello gnocco?
Infine. Ad Arezzo, Comune e associazioni di categoria hanno costituito la “Fondazione Arezzo intour” per valorizzare turisticamente il centro storico e la città, selezionando un destination manager. A Grosseto, considerando gli esiti poco esaltanti dell’Istituzione “Le Mura”, meglio battere altre strade. Magari una Srl promossa dagli operatori economici, per cominciare. L’importante è avere chiaro che ci vogliono risorse, professionalità e pochi chiari obiettivi condivisi su cui concentrare gli sforzi. Lo spontaneismo non porta da nessuna parte. E bisogna «mettere il cane alla salita». Velocemente. —
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