Sicurezza
Allarme Tombolo: "La pineta rischia di diventare querceto"
Roberto Barocci (Forum Ambientalista) mette in guardia: "Processo inesorabile se non si interviene, serve un piano forestale"
GROSSETO. La pineta del Tombolo è abbandonata a se stessa e si sta lentamente, e naturalmente, trasformando in un querceto. Si tratta di un’evoluzione inesorabile, a meno che non venga ideato e messo in pratica un piano di gestione forestale in grado di continuare a riprodurla e a conservare un patrimonio dal valore economico, sociale e paesaggistico senza pari.
Mette in guardia il professore Roberto Barocci del Forum Ambientalista che sabato, nell’ambito delle conferenze dell’associazione Il Mosaico a Castiglione della Pescaia, ha illustrato i risultati di un suo studio sullo stato di salute della pineta tra Castiglione e Marina, per lo più composta da pini domestici, ovvero pinus pinea.
Che il bosco di pini sul tombolo – cioè sul cordone di sabbia formatosi sin dall’antichità – non se la passi troppo bene non è una novità. Tra insetti killer, malattie, incendi, colate di cemento, la pineta soffre. Piantata a partire dalla fine del Settecento dai Lorena alla fine della bonifica della palude, sta soccombendo a altre specie vegetali che non hanno bisogno della mano dell’uomo per venir su a prendersi la luce.
Barocci è partito dall’osservazione dei diversi caratteri che la vegetazione della pineta presenta e ha contato cinque differenti fasce longitudinali, parallele alla linea di costa, ciascuna appartenente a una fase della formazione del tombolo, dalla più recente (la duna più vicina al mare) alla più antica (la zona alle spalle della strada delle Collacchie).
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«Nella prima fascia, la più piccola, – dice Barocci – solo il ginepro resiste bene ai venti salmastri e ai tensioattivi, deviandoli. Solo qualche raro pino domestico vegeta e solo nei primi metri di altezza». È solo nella seconda fascia interdunale, osserva Barocci, che il pino domestico si rinnova spontaneamente. «Il pino domestico è una specie “pioniera” ed eliofila – dice Barocci – e si riproduce nel terreno scoperto e dove è passato il fuoco».
Nella terza fascia, quella più ampia, si trova la pineta adulta con pini tutti della stessa età, perché tutti piantati artificialmente. E già qui, osserva Barocci, «il pinus pinea non si rinnova, nemmeno nelle poche radure». Le cause? Un po’ la mancanza, per la presenza del sottobosco, di luce, calore e ampi spazi scoperti. Un po’ il terreno ancora troppo sabbioso. In questa fascia, dice Barocci, i pini sono ancora nella fase evolutiva della vegetazione pioniera e lo si evince dall’analisi della linea di costa, più avanzata rispetto a com’era nel Seicento, quando il mare arrivava quasi dove oggi si trova la strada delle Collacchie.
La vera sorpresa arriva però nella quarta fascia. Qui, osserva Barocci, il querceto si insedia e si sta riproducendo perché il terreno è più antico e più favorevole rispetto a quello più sabbioso della terza fascia. I lecci, ad esempio, crescono «con una certa densità», osserva Barocci. La pineta invece da sola non ce la fa a rinnovarsi.
Risultato? «In un’evoluzione naturale – avverte Barocci – senza interventi il querceto sostituirà la pineta». È davvero questo quello che vogliamo?
La classificazione di buona parte della pineta – da Fiumara a Castiglione – come Sito di interesse comunitario e Sito di interesse regionale dimostrerebbe il contrario. «Gli obiettivi di legge, in queste aree, sono la conservazione e l’incremento della naturalità», dice Barocci. Eppure, «il Tombolo è un sito privo di un piano di gestione mentre tutta la pineta litoranea, da pochi decenni, viene esposta a una fortissima pressione», dalle ville delle Rocchette alle case di Marina.
In conclusione, bisogna prendere atto, dice Barocci, che «la pineta sta portando a termine la funzione evolutiva sulle dune sabbiose formatesi prima del 16° secolo. Se non ci saranno interventi nelle fasce più evolute la pineta sarà sostituita dal querceto, biologicamente interessante ma paesaggisticamente di diverso valore. La collettività deve decidere dove e se riprodurre la pineta».
Uno sforzo che, ad ogni modo, sarà molto faticoso. Anche perché le diverse proprietà in cui è divisa la pineta non corrispondono alle fasce dunali (parallele alla costa) ma sono perpendicolari ad essa. In ciascuna proprietà, dunque, convivono tipi di vegetazione con caratteristiche diverse, dovute sia all’età del terreno che a quella dei pini.
«Non può essere indicata una sola tecnica di gestione forestale ad assortimenti vegetali tra loro molto diversi, disposti parallelamente alla costa», conclude Barocci, ma «è urgente introdurre un Piano di gestione per conservare un patrimonio pervenutoci senza troppi meriti». —
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