Il Tirreno

Grosseto

sasso d’ombrone 

Quando il ponte fu bombardato e il giovane bersagliere ebbe salva la vita

Francesca Ferri
Quando il ponte fu bombardato e il giovane bersagliere ebbe salva la vita

Massimo Enei racconta  come il babbo Eraldo nel 1944 non riuscì ad attraversare il fiume e perse la nave. Che fu affondata

2 MINUTI DI LETTURA





SASSO D’OMBRONE. Quella neutralizzata ieri non è certo la prima bomba che il ponte di Sasso d’Ombrone ha visto capitare dalle sue parti. Altri ordigni, sganciati dagli aerei, hanno portato devastazione negli anni bui della guerra. Come quelli che distrussero il ponte nel 1944. Ma, per un fortunoso ghiribizzo del destino, quella volta quelle bombe riuscirono anche a salvare una vita, quella di Eraldo Enei, giovane bersagliere di Sasso. . Massimo Enei, il figlio, ieri mattina poco prima delle 9 attendeva proprio su quel ponte, insieme ai compaesani, di poter lasciare la zona rossa. Lo sguardo al fiume, che si stava risvegliando sotto una candida bruma, riavvolge la memoria al 1944.

«Il mio povero babbo – racconta Eraldo – era bersagliere e doveva imbarcarsi sulla nave Ardito, che salpava da Ancona. Doveva raggiungere il porto, ma questo ponte era stato distrutto. Lo avevano bombardato. Allora i compaesani lo aiutarono con una corda a passare il fiume. Ma quando arrivò ad Ancona la nave era già partita».

Eraldo si disperò: lui, bersagliere, era rimasto a terra, con i compagni tutti imbarcati. Ma fu la sua fortuna.

«Per un errore – racconta Massimo – gli americani bombardarono la nave. Ci furono 300 morti. Mio padre si salvò proprio perché non era riuscito ad attraversare il fiume ed era arrivato in ritardo».

Storie di guerra e di uomini, storie che riaffiorano dal passato, a volte con i loro sinistri reperti. —

F.F.

© RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca