Il Tirreno

Grosseto

l’udienza  

«Mi aveva venduto un’auto che era poi risultata rubata»

P.S.

Parla un ristoratore che non aveva però sporto denuncia: «Mi sta pagando le cartelle esattoriali per contributi non versati dal suo studio»

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FOLLONICA. «Mi ricordo ancora la data: era il 18 agosto. Venne la polizia stradale e mi chiese di far vedere l’auto che avevo acquistato da Evans Capuano: mi dissero che era rubata e me la sequestrarono». A raccontare questo episodio è Stefano Ardiccioni, conosciuto ristoratore follonichese, che dai primi anni ’90 fino a due anni fa aveva avuto Capuano come commercialista. E proprio Capuano, secondo il suo racconto, gli prospettò l’acquisto di un’auto, che non piaceva alla moglie. Trovarono l’accordo per 29mila euro.

«Evans mi fece la proposta, Evans la guidava mentre me la faceva provare, Evans aveva stabilito il prezzo dopo aver consultato siti specializzati» aggiunge quando gli viene chiesto il ruolo di una terza persona presente alla consegna denaro/documenti, un certo Falcone. «Fu questo Falcone a portò l’auto in Puglia quando mi accorsi che lo start dell’auto aveva un’anomalia e me la riportò dopo tre giorni». E Capuano? «Era mortificato, incolpò Falcone. Mi strattonò quando chiesi di riavere il mio denaro, urlandomi all’ingresso del suo studio. Non mi picchiò. Sono riuscito a riavere 7mila euro». E non ha fatto denuncia? «No, Evans mi sta pagando le cartelle esattoriali per i contributi non versati dal suo studio. Sull’auto non volevo alzare un polverone, la mia speranza è che continui a pagare le cartelle», 50mila euro circa.

In aula come testimone anche un uomo, al lavoro in un ristorante, che aveva subìto un’aggressione da tre uomini dopo che la figlia di uno di loro aveva lamentato di essere stata maltrattata a parole da lui, anni fa. «Non ho denunciato, ho avuto paura, anzi ero sicuro delle ritorsioni, me l’avevano detto. Se mi avevano trovato così facilmente, potevano benissimo rifarlo». Si tenne un occhio gonfio per una settimana, non andò al pronto soccorso. «Non li conoscevo, prima, poi ho saputo chi erano». In aula il riconoscimento delle foto che gli vengono mostrate dal pm Pensabene è solo parziale: ne individua uno solo coincidente con quanto dichiarato ai carabinieri due anni fa: «Ma se l’ho detto all’epoca, era giusto in quel modo». —

P.S.

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