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Dopo le macerie ecco la bandiera della rinascita

Ivana Agostini
Dopo le macerie ecco la bandiera della rinascita

A novembre la tromba d’aria aveva distrutto il tetto. Ora uno sfollato torna nel suo alloggio. E fa sventolare il vessillo

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Ha ricostruito il tetto e ha issato la bandiera della rinascita. È una delle tante storie dei danneggiati dalla tromba d’aria del 17 novembre. Il tetto è quello di Ercole Cavasini.

Lui vive alla Radicata. A due passi dalla sua casa il torrente Magione. Come per altri abitanti del luogo la paura, nella notte del 17, era rappresentata dalla pioggia. Tutti erano in fibrillazione per i livelli del fiume Albegna e del Magione. Il timore era quello di una nuova alluvione. Il disastro però arrivò dal cielo con una tromba d’aria devastante.

Cavasini si sente un miracolato. Quella bandiera che adesso sventola fiera sul tetto della sua casa è un simbolo di rinascita e di speranza. «Quella notte – racconta – avevo appuntamento con alcuni vicini per andare a controllare i livelli del fiume. Eravamo preoccupati. Volevo mettere gli stivali ma non li trovai. Il tempo che ho impiegato per cercarli mi ha salvato la vita. Se fossi uscito oggi forse non sarei qui a raccontare» . La tromba d’aria ha creato danni ingenti ma per fortuna non ha fatto vittime.

Se Cavasini e i suoi vicini fossero usciti forse sarebbero stati travolti dal vortice. Il vento impetuoso scoperchiò la sua abitazione costringendolo a stare fuori casa.

«Quando abbiamo iniziato a fare il tetto – dice – è arrivata una nostra amica. Stavamo per finire e ci ha detto: “adesso devi mettere la bandiera”. Alcuni giorni dopo l’ha portato. Così l’ho messa legata all’antenna. Credevo sarebbe cascata dopo pochi giorni e invece è ancora lì. La lascerò sventolare».

Cavasini come altri ha subito danni anche alle coltivazioni. Dietro al sua casa ci sono delle serre. O meglio ciò che ne rimane.

Gli archi sono divelti. Piegati su se stessi. Come se una forza sovrumana li avesse contorti. Le coperture di nylon sono buttate a terra. Altre portate via dal vento chissà dove. «Qui ci sono danni per circa 45mila euro. Adesso io non posso certo ricomprare gli archi. Ho chiesto alle istituzioni di darsi da fare per cercare di far arrivare soldi per l’agricoltura».

Tanti i danni provocati dal vento anche al settore agricolo. Anche nella zona di San Donato dove altri agricoltori avevano coltivazioni in serra. Danni ingenti che ora aspettano ristoro. Per Ercole come per altri resta la paura del fiume.

«È necessario intervenire per evitare che quello che è successo nel 2012 possa succedere di nuovo. Stavolta è andata bene per un pelo ma serve fare interventi per evitare rischi continui».

Cavasini fa notare come la tromba d’aria abbia cambiato il paesaggio. «Tanti alberi sono stati abbattuti. Adesso vedo case che prima non riuscivo a vedere». Nel disastro però si è sentito subito il senso di comunità. «Devo ringraziare tutte quelle associazione e quei privati che, ognuno per quanto ha potuto, ci hanno sostenuto e dato degli aiuti. Sono stati tutti davvero encomiabili – conclude l’uomo – Per chi aveva subito quel disastro è stato importante tutto, sopratutto non sentirsi solo. In tanti ci hanno aiutato e io li voglio ringraziare tutti. Tutto serve per ripartire». —

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