Il Tirreno

Grosseto

il racconto di una ex dipendente 

Clienti morosi, recupero crediti e amici ricevuti senza attese

3 MINUTI DI LETTURA





follonica. «Capuano urlava tantissimo». Si interrompe, piange anche. La presidente Laura Di Girolamo sospende brevemente l’udienza. È uno dei passaggi della lunga deposizione di Sara Zampini, ex dipendente (lo era stata a lungo, in due periodi) dello studio commerciale di Capuano. Che parla anche di quelle volte che aveva dovuto soccorrere il dottore, quando lui stava male. Si parla di cocaina («ma non l’ho mai visto consumarla») e di anfetamine, di una pistola puntata contro una persona nel piazzale dello studio, di metodi di convincimento, di affari in Kosovo (la stessa Zampini vi aveva lavorato), di lamentele ricevute da 20-25 clienti (su duecento circa) per versamenti non effettuati dallo studio, di notule per i clienti che andavano, ogni mese o ogni trimestre, da 200 euro a 25mila, di appartamenti comprati all’asta: «Capuano le sapeva tutte, era velocissimo a saperle, prima degli altri».

Si parla anche di recupero crediti: «Per Ausilio Cataldo (uno degli imputati, anche ieri presente in aula, ndr), Capuano c’era sempre, non bisognava farlo aspettare. Sapevamo che, se c’erano problemi con dei clienti, potevano far riferimento a lui, anche se non era dipendente dello studio. Così anche per Angelo Murè (un altro imputato, ndr): lui era anche cliente per la sua ditta edile, ma veniva tutti i giorni». Alla presidente, Zampini precisa poi di «non aver mai sentito dare dei comandi precisi» ai due in materia, né da parte di Capuano né da parte della moglie.

Un’altra persona che veniva spesso allo studio di Capuano era Cesare Ferreri, già dipendente del Tribunale di Grosseto, coimputato nel processo. Anche lui non doveva aspettare: «Una volta telefonò e non gli passai Evans: questi mi fece una bella parte». Ferreri e Capuano condividevano la passione per le auto. Secondo l’accusa, il cancelliere avrebbe dato informazioni in cambio di utilità. «Capitava che Ferreri fosse presente o rimanesse in riunioni di lavoro, con avvocati e ragionieri ad esempio». Aveva anche utilizzato auto di Capuano, una Mercedes e un’Alfa della Extreme Racing: «Non so se le aveva pagate o se, come capitò a me con l’Alfa, le aveva avute in prestito». «Evans mi disse che era un giudice, poi scoprii nel 2011 che era un cancelliere», precisa al difensore Alessandro Oneto. Impiegata nello studio in due periodi la figlia di Ferreri, non imputata: «Lui cercava di dare una sistemazione a lei, era preoccupato dallo stile di vita che aveva preso, voleva che cambiasse».

Di «Cesarino», così lo conosceva», parla anche Mirko Tognarini: «Era sempre con Evans, avevo supposto ma non ho le prove, che potesse aiutarlo per il lavoro che faceva in Tribunale. Ad esempio per le aste. Lo dico perché insieme facevamo in auto lunghe trasferte. Loro parlavano ma senza fare i nomi. E poi era a Cesare o a me che Evans, faceva i test con le auto, consegnava la pistola in custodia». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web