Il Tirreno

Grosseto

l’annosa questione 

Pini di viale Uranio Dopo l’appello a potarli, ecco il parere di esperti

Pini di viale Uranio Dopo l’appello a potarli, ecco il parere di esperti

Le sentinelle del Tirreno chiedono lumi a due professionisti sullo stato di salute degli alberi. E la risposta è rassicurante

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grosseto. Restano accesi i riflettori sul patrimonio arboreo cittadino. Dopo l’appello lanciato qualche giorno fa dalla pagine del Tirreno dall’avvocato grossetano Riccardo Guerra – «Potate i pini di viale Uranio, sono pericolosi» – intervengono Anna Bardelli e Michela Fiorini, “sentinelle” del Tirreno: così sono stati “battezzati” i lettori che hanno partecipato all’iniziativa “Caffè Tirreno”, ovvero due chiacchiere al bar con i giornalisti, e che si sono presi l’impegno di segnalare eventuali situazioni critiche o problemi di quartiere). Dopo aver letto l’articolo in cui l’avvocato Guerra suonava l’allarme, proprio in qualità di sentinelle, Anna e Michela sono andate di persona a verificare le condizioni degli alberi in questione. Ecco il risultato del loro sopralluogo.

parlano gli esperti

«Certe che il verde pubblico e privato della nostra città abbia grandissima importanza e un inestimabile valore per i numerosi benefici che offre – scrivono le due sentinelle – abbiamo contattato due esperti che potessero chiarire i nostri dubbi e i dubbi di chi aveva segnalato la pericolosità degli alberi di viale Uranio». Agli esperti le sentinelle hanno posto domande: i pini sono pericolosi? Sono malati? Possono cadere? Ed ecco la risposta degli esperti – a una prima valutazione visiva – che Anna e Michela riportano: «Il primo esperto parla di “normo-pini” – dicono – senza particolari elementi di attenzione» e aggiunge «che “bisognerebbe verificare cosa sia stato fatto alle radici, ma, da ciò che si vede, i pini sembrerebbero in buone condizioni: dire che sono pericolosi non ha molto senso”». «Il secondo esperto ci ha sostanzialmente confermato il giudizio del primo – proseguono le sentinelle – indicando, per una corretta gestione delle alberature, alcuni semplici interventi di manutenzione: ad esempio, il taglio dei rami ormai secchi che per natura la pianta tende a eliminare e che potrebbero cadere creando condizioni di rischio o scarsa sicurezza», che è proprio ciò che sta a cuore a Guerra.

la lezione dei periti

«I nostri esperti – concludono Anna Bardelli e Michela Fiorini – ci hanno fatto riflettere: servono interventi non invasivi ma costanti per una corretta manutenzione delle piante e per la sicurezza di noi cittadini. E queste indicazioni trovano conferma anche nelle linee guida per la gestione del verde urbano redatto dal ministero dell’ambiente e della tutela del territorio dove si sottolinea che: ad esempio, “La gestione e la cura del verde urbano sono operazioni determinanti per poter trarre da esso il massimo beneficio”. E “Non è conveniente investire sulla progettazione o sulla realizzazione di nuove aree verdi se si lesina sulle risorse assegnate alla loro cura”. E ancora: “Il piano di monitoraggio del verde, fatto da professionisti abilitati, è lo strumento necessario per realizzare e programmare interventi tali da massimizzare l’efficienza della vegetazione minimizzando i rischi per la sicurezza”». Eppure – aggiungono le due sentinelle – durante le nostre passeggiate lungo i viali, nei giardini e nei parchi cittadini abbiamo osservato interventi dannosi o particolarmente radicali su molte piante, e che sembrerebbero piuttosto distanti dalla gestione e dalla cura auspicate dalle linee guida del Ministero». Anna e Michela fanno dunque un dettagliato resoconto del loro viaggio tra il patrimonio arboreo locale.

il tour

«Non lontano da viale Uranio ad esempio – scrivono – in un parcheggio che si affaccia su via Giacosa c’è un pino capitozzato, ma un pino capitozzato ha speranza di vita? Oppure diventa “temibile e pericoloso”?» . «Al Parco Giotto, dove lo spazio non manca e la presenza di alberi sarebbe di grande valore estetico e di grande beneficio per le attività sportive che vi si svolgono, perché i bellissimi cespugli di papiro sono stati tagliati alla base tanto da sembrare a prima vista delle rotoballe?». «Perché le tamerici, così evocative del paesaggio maremmano, sono irriconoscibili e più che una manutenzione sembrano aver subito una mutilazione?». E ancora: «Perché nei giardini pubblici, nelle rotatorie, nei parchi gli alberi vengono costantemente sottoposti a dannosi tagli e ferite a causa dei decespugliatori utilizzati durante lo sfalcio dell’erba?» . «Insomma sono gli alberi a essere pericolosi – concludono – o è la nostra sbagliata gestione a renderli pericolosi? Avere a Grosseto lo strumento prezioso e lungimirante di cui parla il Ministero, e cioè un Piano di Monitoraggio e di Cura del Verde, potrebbe finalmente aiutarci a capire meglio dove è la causa dell’annoso problema e a risolverlo, allora sì, alla radice». –

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