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orbetello: le testimonianze di un disastro 

«Dopo due mesi siamo ancora fuori casa» Viaggio tra le macerie della tromba d’aria

Ivana Agostini
«Dopo due mesi siamo ancora fuori casa» Viaggio tra le macerie della tromba d’aria

Il 17 novembre i fabbricati di 28 famiglie furono travolti dal maltempo. C’è chi è rientrato e chi ancora combatte con i danni

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Laura non è ancora tornata a casa. Insieme a sua madre e alla famiglia di suo fratello, la donna è ospite di amici e parenti. Sono solo alcune delle vittime del disastro che ha colpito la zona sud.

Dopo quasi due mesi dalla tromba d’aria che ha devastato parte del territorio comunale di Orbetello, i campi e le case portano ancora i segni della furia del vento. E c’è chi ancora è fuori casa. Un evento difficile da dimenticare.

La notte del 17 novembre successe qualcosa di inaspettato e di imprevedibile. Mentre gli abitanti della zona compresa fra la Fornace e la Radicata erano in allarme per l’ondata di piena del fiume Albegna e del torrente Magione, il pericolo arrivò dal cielo: una tromba d’aria partì dalla Feniglia per abbattersi in una zona compresa fra Orbetello Scalo e San Donato. Le case di 28 famiglie vennero danneggiate e in molti furono costretti a lasciare le loro abitazioni.

Oggi alcuni di loro sono rientrati a casa mentre altri hanno iniziato i lavori di sistemazione dei loro tetti.

Arrivando alla Radicata dove abita Laura D’Amore, una delle danneggiate, i campi sono ancora segnati dal passaggio della tromba d’aria: gli olivi sono divelti, fra i loro rami sono accartocciati lunghi bandoni, un tempo copertura di capannoni, sbalzati via dal vortice.

Laura non ha ancora potuto fare rientro nella sua abitazione. Con i familiari, è ospite da amici e parenti. «La ditta ha iniziato i lavori sul tetto da pochi giorni», racconta la donna ancora provata.

Nel piazzale di casa ci sono ancora le auto martoriate dalla tromba d’aria. Sulle fiancate segni come se le auto fossero state colpite dai proiettili. «Sono ancora qui – aggiunge D’Amore – stiamo aspettando di sapere come smaltirle in modo corretto per avere i rimborsi».

I calcinacci sono ammassati davanti casa in attesa dello smaltimento. Con Laura entriamo in casa sua. Le finestre che quella notte erano chiuse sono state forzate dalla potenza del vento. Pezzi di plastica, giunti chissà da dove, sono incastrati sotto gli infissi.

In attesa che le istituzioni rimborsino i danni, dietro presentazione delle fatture, il primo ristoro ai danneggiati è arrivato dalla comunità.

«Sono state tantissime le associazioni che ci hanno aiutato – dice Laura – ognuna per come ha potuto ma per noi è stato importante sapere non sentirci soli. Le ringrazio tutte per quello che hanno fatto e ancora fanno per noi».

Laura ha ancora una paura che non riesce a superare. «La tromba d’aria non poteva essere prevista. Noi però continuiamo a vivere con la paura del fiume...» .

Spostandoci verso la Fornace la devastazione continua. Qui una famiglia è già tornata a casa. Sabrina Primati e suo marito Domenico Giovani sono rientrati insieme ai loro figli. Uno dei due bimbi, la notte del 17 novembre, rimase ferito. Restano i segni sulla porta d’ingresso: «Non chiude ancora bene», dice Sabrina. Il primo rientro in casa non è stato facile. «Eravamo tesi come corde di violino. Poi le cose sono andate meglio e alcuni giorni fa abbiamo fatto la festa di compleanno in casa con i compagni di scuola». Sabrina combatte con le spese. La loro casa era in ristrutturazione. La coppia stava sistemando al casa nei ritagli di tempo. Con la tromba d’aria tanto lavoro è andato perso. Ora però, grazie anche all’aiuto degli amici che hanno lavorato sul tetto a tempo di record, lei e i familiari sono tornati a casa. «Ora siamo tornati alla normalità. Quasi». Anche Sabrina è in attesa di avere dei rimborsi. Ha presentato la domanda. Anche per loro c’è stata tanta solidarietà soprattutto da parte dei Cacciatori di Orbetello. «Bello essere aiutati da chi nemmeno ti ha mai visto». —

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