Lutto
«Prima di rubare in quella casa ho fatto amicizia con il cane»
Depositate le motivazioni della condanna a 10 anni per una lunga serie di furti È stato incastrato anche dalle intercettazioni
grosseto. Non sapeva che sulla sua auto era stato installato un apparato satellitare che lo seguiva in tutti i suoi spostamenti. Non sapeva che erano state applicate delle microspie, nell’abitacolo, che registravano tutte le sue conversazioni. E a incastrarlo sono stati proprio questi strumenti tecnologici, abbinati ai riscontri sul campo dei carabinieri per furti andati a segno o tentati. Si spiega così - nelle motivazioni adesso depositate (della sentenza avevamo già parlato su queste pagine) - la pesante condanna a 10 anni, 4 mesi e 20 giorni (e comunque con la riduzione di un terzo per la scelta del rito abbreviato) di Dritan Kacabuni, cittadino albanese di 48 anni, arrestato al termine delle indagini che hanno complessivamente riguardato 28 episodi, tra furti e ricettazioni. Un «delinquente professionista specializzato nella perpetrazione dei furti notturni in abitazioni rurali isolate», non occupate oppure stabilmente occupate da individui relativamente innocui, come gli anziani. Con un collega (per lui rito ordinario) si era vantato, ed era stato intercettato: «È da venti anni che sono a Grosseto e che rubo, non discutere con me». Un conoscitore profondo del territorio e dei suoi abitanti, secondo il giudice Giovanni Muscogiuri, «tale da consentirgli di derubare agevolmente più volte le stesse persone: in particolare, introducendosi periodicamente nelle relative abitazioni previa stima del tempo presumibilmente occorrente alle vittime ad accumularvi nuovamente oggetti o denari». Insomma, sapeva dove andare e dove tornare, e poco importa se in un caso aveva portato via solamente due arance. Montalcino, Massa Marittima, Roccastrada, Grosseto (e Alberese), Orbetello, Gavorrano, Scansano, Castiglione della Pescaia i luoghi dei colpi, tra la fine del 2018 e il marzo 2019. In un caso, nelle campagne di Orbetello, Kacabuni era entrato nell’abitazione di un 73enne, portando via 2.000 euro e gioielli, nonostante che la donna si fosse svegliata e l’avesse messo in fuga: la donna era sola in casa (il marito era in ospedale, ma il ladro pensava che fosse morto) con un cane, «neutralizzato dal ladro con l’espediente di elargirgli dei biscotti», scrive il giudice. «Ci ho fatto amicizia - aveva detto Kacabuni intercettato - dandogli dei croccantini», alcuni dei quali effettivamente trovati fuori dalla porta di casa. Era tornato in quella stessa casa dopo qualche mese, una volta che si era allentatala vigilanza del «vecchio» (il marito della donna, che non era morto come Kacabuni aveva dedotto) e del cane.
Tra i furti contestati anche quello della pistola nella villa del giornalista Giuliano Ferrara, una Glock 9x21 con caricatore e munizioni («dimestichezza e inclinazione all’esercizio di armi da fuoco» emergono dalle intercettazioni») e quello di argenteria e altri beni nella casa di un banchiere statunitense di origine italiana. Kacabuni avrebbe poi saputo come piazzare il materiale rubato, anche se si trattava di attrezzi. —
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