Gioco
Ferri porta il “caso Termine” all’attenzione del Governo
ROMA. L’onorevole Cosimo Maria Ferri, eletto in Maremma con il Pd e ora di Italia Viva, componente della Commissione Giustizia della Camera, porta il “caso Termine” all’attenzione del Governo nazionale. Come è noto Giacomo Termine, sindaco di Monterotondo Marittimo e segretario provinciale del Pd, è stato licenziato dal Comune di Piombino (guidato da un sindaco di Fratelli d’Italia) per i congedi dei quali usufruiva. La vicenda ha scatenato la bagarre politica (Termine ha denunciato un licenziamento “politico”), ma ha anche aperto un dibattito sugli aspetti normativi vigenti e la necessità di tutelare l’impegno di quei sindaci che ricevono per l’incarico elettivo indennità spesso ben inferiori alla “soglia della sopravvivenza”.
Stemperati i toni accesi di primi giorni, Ferri ora interroga le Ministre dell’Interno e della Pubblica Amministrazione puntando proprio sulla necessità di rivedere le norme. Anzi, una specifica norma, l’articolo 80 del Testo unico degli Enti locali (Tuel). L’articolo dispone che il costo dei congedi dal lavoro richiesti da chi ricopre una carica elettiva debba essere a carico dell’ente presso cui è esercitata la funzione. In questo caso dunque il costo dovrebbe gravare sul Comune di cui Termine è sindaco, Monterotondo; ma ciò è impossibile perché lo stesso articolo ammette il rimborso solo da ente pubblico ad azienda privata. Il Comune di Monterotondo, dunque, per legge non può rimborsare quello di Piombino.
Sul caso Termine Ferri ricostruisce i passaggi evidenziando le “giuste ragioni” di entrambe le parti in causa; ricorda come «la problematica coinvolge amministratori e sindaci di numerosi Comuni, in particolare quelli di piccole dimensioni»; e sottolinea la necessità di «tutelare e conciliare i diritti sia dei lavoratori che dei datori di lavoro».
Da qui la richiesta alle Ministre: «Occorre definire una modifica al Tuel, affinché sia stabilito che i costi delle ore di assenza dal servizio del lavoratore gravino sull’ente presso cui sono svolte le funzioni elettive, anche nel caso in cui il datore di lavoro sia un ente locale o, se ritenuto, un’amministrazione pubblica in genere. La modifica consentirebbe di tutelare sia il diritto dell’eletto ad esercitare pienamente le sue funzioni, sia il diritto del datore di lavoro pubblico a vedersi rimborsati gli oneri relativi alle sue giustificate assenze». —
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