Gioco
«Avvelenata coi farmaci, il corpo nascosto 2 giorni sotto il letto del nipote»
Adriana Gomes Pereira arrestata per l’omicidio della suocera in concorso col marito Il movente nella continua necessità di denaro della coppia, mantenuta dalla vittima
«Adri, che cosa è successo davvero? Mi hai ammazzato la mamma, Adri? Voglio sapere perché la macchina era lì, perché ti sei fermata proprio lì? Che cazzo hai fatto con quella macchina? Non è possibile, io non ci credo alle coincidenze...». È il 3 agosto scorso, il corpo di Maria Simonetta Gaggioli, 76 anni, ex funzionaria della Regione Toscana, è stato appena ritrovato dentro un sacco a pelo in avanzato stato di decomposizione all’interno di un fosso lungo la vecchia Aurelia, tra Follonica e Piombino. Il figlio, Filippo Andreani, 47 anni, e la nuora Adriana Gomes Pereira, 31, che vivevano con la donna e i tre figli in un piccolo appartamento in affitto alla periferia di Riotorto, vengono portati in caserma e intercettati mentre sono nella sala d’attesa della stazione dei carabinieri.
A distanza di poco più di cinque mesi da quella conversazione, buona parte del giallo sembra risolto. Ma ciò che emerge dagli atti all’indomani dell’arresto della nuora della vittima, accusata (in concorso con il marito la cui posizione si sta alleggerendo) di omicidio volontario, occultamento di cadavere, truffa allo Stato e indebito utilizzo del bancomat della settantaseienne, è un film dell’orrore, una storia di violenze, tensioni, omissioni e sospetti oltre i confini della logica. La donna – scrive il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza di custodia cautelare – è stata uccisa dalla nuora la notte tra il 26 e il 27 luglio mentre il marito e i figli dormivano nella stanza accanto. Come? Attraverso un’overdose di farmaci sciolti nel caffè (Xanax e Doutens, un antidepressivo e un antipertensivo somministrati in dosi dieci e venti volte maggiori rispetto al dosaggio normale). Dopodiché il cadavere nascosto per due giorni sotto al letto di uno dei nipoti prima di essere avvolto nel sacco a pelo e trasportato in auto dalla trentunenne, seppur priva di patente, nel luogo dove è stato poi ritrovato. Inoltre la nuora avrebbe poi buttato in un cassonetto i vestiti della vittima e il cellulare, dimenticando però, nella propria borsa, il blister di uno dei medicinali usati per il delitto e trovato dagli investigatori. Tutto senza che nessuno si accorgesse del corpo, facendo denuncia di scomparsa solo il 2 agosto e nel frattempo prelevando con il marito dal conto della vittima 250 euro dalla pensione appena accreditata.
«Volevo portare la salma al cimitero di Follonica e seppellirla accanto al marito come mi aveva chiesto mia suocera prima di lasciarsi morire, ma la macchina si è fermata», ha raccontato l’indagata tentando di giustificarsi in uno degli interrogatori davanti alla pubblico ministero Ezia Mancusi che ha coordinato le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri e del comando di Piombino.
Una ricostruzione definita «incredibile» per almeno tre volte nelle 82 pagine dell’ordinanza nella quale si elencano tutte le frizioni tra la nuora e la suocera che sarebbero il movente del delitto. A cominciare dalla continua necessità di denaro della coppia che era mantenuta dalla vittima, passando dai presunti tradimenti della donna ai danni del marito che avrebbero portato a liti e scontri violenti; fino alla gestione dei figli e alla sparizione di alcuni gioielli, tra cui un Rolex della vittima, due settimane prima del delitto. E soprattutto la volontà della trentunenne di trasferire tutta la famiglia in Brasile.
Proprio il pericolo di fuga è il motivo principale per cui il giudice ha firmato la richiesta di arresto della Procura presentata all’indomani dell’incidente probatorio nel quale la donna, usando un manichino al posto della salma, ha effettuato lo stesso tragitto compiuto la notte del 29 luglio dalla casa di Riotorto fino all’Aurelia riuscendo a trasportare e caricare da sola sull’auto la salma.
In particolare dalle intercettazioni è emerso come Adriana Pereira stesse pianificando l’espatrio dei tre figli dalla casa famiglia nella quale adesso vivono per poi raggiungerli con il marito nel giro di «due tre mesi» dopo «aver messo da parte un po’ di soldi». Espatrio che doveva avvenire attraverso l’aiuto di un avvocato sudamericano al quale la famiglia della donna aveva già versato una cospicua somma di denaro. —
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