Gioco
Prima di incenerire scarti facciamo un’analisi dei costi e dei benefici
Sul fronte occupazione il rapporto tra bruciare e recuperare è di 1 a 50 È il bilancio dei sindaci che hanno aderito alla “Strategia rifiuti zero”
PERCHé NO
ROBERTO BAROCCI
Nel nostro Paese, a differenza dei Paesi anglosassoni, l’analisi costi/benefici è una tecnica che si insegna solo nei corsi universitari, ma che non trova applicazione concreta perché molti uomini politici italiani la detestano, privando loro di qualunque scelta personale, spesso viziata da preconcetti molto diffusi o utilità clientelari. Eppure l’analisi costi/benefici non vuole negare gli investimenti, ma stabilire in quale direzione conviene investire le stesse risorse economiche. Bruciare i rifiuti indifferenziati, cioè bruciare le carte, plastiche e organico è una necessità, oppure c’è un’alternativa migliore? Quali i vantaggi economici per la collettività tra le diverse filiere praticate?
La risposta a queste domande è univoca e ha la forza dei numeri: sia la Comunità Europea, che il ministero dell’Ambiente, i quali definiscono la priorità da perseguire nelle forme di smaltimento dei rifiuti, indicano la raccolta differenziata con tariffa puntuale e il recupero di materia. Ma hanno scelto anche regioni italiane molto attente agli interessi economici delle piccole imprese, come il Veneto, il cui Consiglio regionale ha da anni deliberato che in quella regione non si costruiranno più inceneritori. Sostenere la realizzazione di impianti di recupero di materie garantisce più redditi di impresa e più occupazione. Questa scelta è mancata in Toscana. In termini di sola occupazione il confronto tra il bruciare i rifiuti e il recuperare materie è di uno a cinquanta: questo è il bilancio presentato dai 304 sindaci, le cui amministrazioni hanno aderito alla “Strategia rifiuti zero” e che nel novembre scorso a Capannori hanno pubblicato i dati delle loro realtà.
Ma se in questa provincia la scelta di incenerire ha sempre condizionato le pubbliche amministrazioni (e ne è testimonianza Grosseto, ultima nel centronord Italia nella raccolta differenziata con un misero 34% ed elevate penali ai cittadini), non stupisce che qualcuno sostenga ancora la necessità di incenerire.
Ma concentrare la combustione di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti in una piccola area, significa anche scaricare in atmosfera le componenti dei rifiuti e dover sostenere costi sanitari insopportabili, perché non c’è tecnica applicabile che possa trattenere le emissioni di nanoparticelle.
In questi giorni in molte città italiane e toscane sono costretti a limitare il traffico automobilistico perché si sono superate le concentrazioni nell’atmosfera delle Pm 2, 5 emesse da tante attività, tutte “a norma” e dovrebbe bastare il rammentare la quantità di morti premature segnalate dalla Ue per l’Italia, 59.500/anno, tutte provocate da attività “a norma” per chiudere qualunque ragionamento. Incenerire quando ci sono alternative migliori dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità. –
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