La manifestazione
Si è ridotto il numero dei fallimenti ma i sovraindebitamenti crescono
Cento i piani di recupero proposti da piccoli imprenditori o consumatori, simbolo di una crisi che avanza ovunque
I tempi in cui, alla fine di ogni anno, si contava un numero di fallimenti che sfiorava quota 100 sono lontanissimi.
Un’altra epoca, sia per la consistenza del tessuto imprenditoriale locale, sia per la diversità delle procedure e dei requisiti di legge. Adesso, da qualche anno, il numero di fallimenti dichiarati dal Tribunale si attestano fra i 25 e i 40. Numeri variabili che dipendono da vari fattori.
È comunque incontrovertibile che il numero è diminuito e che il fallimento adesso è visto davvero come soluzione estrema. Vengono privilegiate soluzioni diverse, come quella del concordato preventivo.
Le cifre
Nel 2019 appena concluso il Tribunale di Grosseto ha dichiarato 36 fallimenti; erano 38 nel 2018, solo 12 nel 2017, nemmeno trenta nel 2016. Per fare qualche confronto, nel 1994 erano stati 65, nel 1995 erano stati 71, nel 1996 furono 63. Per quanto riguarda i concordati, compresi anche quelli cosiddetti “in bianco” e quelli non omologati, quelli iscritti sono stati 10 nel 2019, mentre nel 2018 erano stati soltanto 6. Il giudice delegato è la dottoressa Claudia Frosini.
Le tipologie
Oggi come ieri, sono le società di servizi a soffrire di più. Ma del resto la nostra è una terra in cui il terziario domina. Tra le aziende dichiarate fallite l’anno scorso ce ne sono state 5 che fanno riferimento al comparto edilizio, una nel settore artigiano, un paio che riguardano attività di giardinaggio. Il resto sono tutte società di servizi di vario genere.
L’arretrato
Ci sono al Tribunale di Grosseto procedure ultradecennali di fallimento. Fino a poco tempo fa erano circa trecento, adesso si sono ridotte a circa un terzo. Sono rimaste in piedi, o ancora lo sono, per lo più in seguito a cause promosse dalle curatele che hanno chiesto di riscuotere debiti di varia natura.
Soluzioni alternative
Perché il fallimento venga dichiarato, da qualche anno, occorre che vengano rispettati vari requisiti, che riguardano i ricavi, i debiti, l’attivo. Occorre, in altre parole, che la società abbia dimensioni di un certo rilievo. È difficile, invece, è sempre più difficile che i piccoli imprenditori falliscano. Moltissime delle procedure di concordato vengono risolte in corso d’opera. In un anno, al Tribunale di Grosseto ci sono circa trecento iscrizioni, ma poche decine arrivano a conclusione.
I piani di rientro
Tra le procedure alternative al fallimento ci sono i cosiddetti piani di rientro, conseguenti alle crisi da sovraindebitamento. Si verificano quando l’imprenditore o il semplice consumatore capisce che le entrate non riescono a ripianare i debiti e quindi si impegna a rientrare un po’alla volta, evitando il fallimento (che comunque per i piccoli è diventato un evento raro, come detto), mettendo nero su bianco i propri intendimenti, che devono essere resi pubblici. Si tratta di una pratica che si sta diffondendo sempre di più (oltre 100 le richieste che il Tribunale di Grosseto ha vagliato negli ultimi tempi) e che testimoniano, purtroppo, una crisi sempre più diffusa anche in Maremma.
I debiti
L’importo minimo per richiedere un fallimento è un credito da 30mila euro. È vero che, al Tribunale di Grosseto, molte richieste hanno per oggetto questioni di lavoro ma è anche vero che molte delle aziende interessate hanno debiti molto più consistenti (anche 300-400mila euro) con Equitalia, in genere per contributi non versati: l’agenzia rarissimamente chiede il fallimento.
Esecuzioni
Ogni anno circa 300 iscrizioni per le esecuzioni immobiliari. In Tribunale ci sono poco meno di 1300 fascicoli, promossi da istituti bancari che procedono a pignoramenti individuali nella maggior parte dei casi per mutui che non vengono ripianati. Ridotto, pressoché eliminato, l’arretrato delle esecuzioni immobiliari. –
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