La manifestazione
Se la crisi diventa complessa e nessuno la riconosce tale
I distretti manifatturieri toscani in difficoltà possono contare su qualche aiuto in più rispetto alla Maremma Da dove si può ripartire
grosseto. Il numero dei fallimenti delle imprese nel corso del 2019 – che sono più di una trentina – non è la spia di un fenomeno ancora da studiare ma la conferma di un’amara consapevolezza. Lo sa bene chi trascorre dodici mesi l’anno a misurare i confini della crisi.
Quanti siano in Maremma gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti che nel corso dell’anno che si è appena chiuso hanno portato i libri in Tribunale (come si dice in gergo), «è la conferma dei dati di crisi – nota Riccardo Breda, presidente della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno – che ormai da mesi forniamo. È necessaria un’inversione di tendenza e, soprattutto, un ripensamento del nostro sistema economico. La Maremma è ormai un’area di crisi complessa, con l’aggravante che, non avendo un manifatturiero forte (nel senso tradizionale del termine), non è neppure riconosciuta come tale». Oltre al danno, insomma, anche la beffa.
Che fare? Da dove cominciare? E, soprattutto, su cosa puntare? «Bisogna rilanciare il territorio – risponde il presidente Breda – mediante un sistema infrastrutturale che sia degno della Maremma e tramite il manifatturiero».
E se quasi tutti quelli che erano i tradizionali Distretti della Toscana produttiva stanno tentando di cambiare faticosamente pelle – dal tessile pratese all’oro aretino, per esempio – la Maremma potrebbe partire, ripartire dal suo agroalimentare: «Che garantisce indotto – conclude Breda – sia alla filiera agricola ma anche a quella turistica, soprattutto se è di qualità». –
G. M.
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