Toscana
«Il poliziotto mi ha picchiato» «No, lo abbiamo solo fermato»
Botta e risposta in aula tra l’uomo che denunciò violenze dopo il suo arresto e gli accusati Parla Giglio e difende l’operato suo e del collega Ceccarelli
grosseto. «Lui mi ha fatto inginocchiare e lui mi ha picchiato» dice dal banco dei testimoni Kamel Ben Mansour, indicando prima Giacomo Ceccarelli e dopo Stefano Giglio. Si è aperto con la testimonianza del nordafricano il processo che vede ventidue persone, tra cui sei poliziotti all’epoca dei fatti in servizio alla Questura di Grosseto, imputate per vari reati. Un procedimento che segue più filoni, in cui cambiano i protagonisti a seconda della contestazione: spaccio di droga, favoreggiamento, detenzione illegale di munizioni. La prima udienza si è concentrata sui reati di lesioni personali, calunnia e falso contestati a Giglio e Ceccarelli e legati all’arresto di Ben Mansour. È stato proprio quest’ultimo a ricostruire dal banco dei testimoni quel che è accaduto nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 2016 nella sede dell’Asl di via don Minzoni, dove era entrato per rubare i soldi contenuti nelle macchinette che, per sua stessa ammissione, gli servivano per acquistare l’eroina.
Secondo la ricostruzione della Procura, al momento dell’arresto, Giglio e Ceccarelli colpirono il nordafricano provocandogli fratture e altre lesioni, per cui si renderà poi necessario un intervento chirurgico: un uso della forza immotivato secondo la Procura, nascosto poi dai due agenti falsificando il verbale, in cui scrissero che Ben Mansour aveva opposto resistenza all’arresto brandendo una sbarra di ferro. «Ceccarelli mi ha fatto inginocchiare e Giglio mi ha colpito», ha raccontato in aula il testimone, detenuto in carcere per altri fatti, che nel procedimento si è costituito parte civile assistito dall’avvocato Tania Amarugi. Ma questo passaggio, così come altre parti della ricostruzione, è stato contestato dagli avvocati difensori dei due imputati: Paolo Malasoma per Giglio e Riccardo Lottini per Ceccarelli. In fase di indagini, infatti, Kamel ha raccontato di essersi «immediatamente inginocchiato» di sua spontanea volontà alla vista dei poliziotti: versione quindi differente rispetto a quella offerta dalla sua testimonianza in aula. Per questo, al termine dell’udienza, lo stesso Giglio ha rilasciato una dichiarazione spontanea così da dare la sua versione: «siamo stati chiamati dalla vigilanza, che attraverso le telecamere di videosorveglianza aveva notato una persona all’interno del locale – ha spiegato l’imputato – Ceccarelli è andato davanti all’ingresso, mentre io mi sono diretto sul retro. Lo abbiamo sentito scendere le scale e c’era il rumore di un ferro che batteva: come ha girato la curva delle scale Ceccerelli gli ha intimato l’alt, ne è nata una colluttazione e i due sono caduti a terra. Ceccarelli – ha proseguito Giglo – è riuscito solo a mettergli una manetta al polso: quando l’ho visto in difficoltà mi sono tuffato per aiutarlo e ancora c’era questo rumore continuo di un ferro che sbatteva ovunque».—
Alfredo Faetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google