Il dolore
«Se fa così meglio è meglio che non entri» Ragazzo autistico in difficoltà a teatro
Durante l’intervallo dello spettacolo fa qualche salto nel foyer e “preoccupa”. La madre: «Pregiudizi che fanno male»
«Ci piacerebbe che questo fatto increscioso servisse a far riflettere e ad aprire uno spiraglio per l’accoglienza di chi è diverso». Non c’è alcuna vena polemica nelle parole dei familiari di Giorgio (il nome è di fantasia), un ragazzo autistico di 17 anni, vittima di un episodio di discriminazione, dettato dall’ignoranza e dalla disinformazione, più che dall’insensibilità.
È accaduto a Firenze, il pomeriggio del 29 dicembre, al Teatro del Maggio, dove padre, madre e due figli che vivono nel nord della provincia di Grosseto, erano andati a vedere lo spettacolo di danza della compagnia cinese Shen Yon. «Durante l’intervallo tra il primo e il secondo atto – ha scritto la madre di Giorgio alla redazione del Tirreno – io e mio figlio ne abbiamo approfittato per andare alla toilette. Lui è uscito prima, gli ho detto di non allontanarsi e di aspettarmi nel corridoio». Giorgio è contento, affascinato dallo spettacolo che ha seguito per tutto il primo tempo in silenzio, quasi trattenendo il respiro.
Quando, però, si ritrova da solo nel foyer, forse per l’ansia dell’attesa, fa qualche salto, emette dei vocalizzi, richiamando l’attenzione di un’assistente dell’associazione organizzatrice dello spettacolo, che chiede alla madre di non farlo tornare in sala, nel caso avesse continuato «a comportarsi così», per non disturbare lo spettacolo.
La reazione della donna non si è fatta attendere e, oltre a precisare che il ragazzo è autistico, che nessuno si era lamentato durante il primo tempo, ha minacciato di andare a protestare alla direzione del teatro.
La collaboratrice si è scusata, dicendo di non avere alcun pregiudizio, ma ormai la bomba era innescata, intorno a loro si era formato un capannello di persone. L’annuncio del secondo tempo ha interrotto la discussione, Giorgio e la madre sono tornati in sala, non c’è stato al momento alcun seguito, ma tanta amarezza per aver dovuto di nuovo constatare quanto sia difficile condurre una vita normale per chi soffre di un disturbo dello spettro autistico. Nei giorni successivi, i genitori di Giorgio hanno segnalato l’episodio alla direzione del Teatro del Maggio, che pur non essendo l’assistente una dipendente, ha formulato le proprie scuse alla famiglia precisando che «la collaboratrice della compagnia cinese ha mancato di tatto e sensibilità, che il Teatro del Maggio è aperto a tutti senza distinzioni, che la presenza di persone disabili è sempre gradita oltre che auspicata e che il personale di sala è formato e sa come relazionarsi con l’ospite». Anche l’associazione culturale “Il Ponte”, per la quale lavora l’assistente, si è scusata, dichiarando che non c’è stato alcun intento discriminatorio, pur non minimizzando la gravità di quanto accaduto. Tutto finisce qua, ma resta l’amara constatazione della solitudine con cui ogni giorno devono fare i conti coloro che convivono con l’autismo e con i disturbi psichici in genere. Giorgio avrebbe bisogno di amici, di sentirsi accettato in ogni momento della sua vita anche fuori dalla famiglia, ma per ora l’unico posto in cui non si sente solo e diverso è la scuola. «Mio figlio – spiega la madre – è un ragazzone di oltre un metro e ottanta, appassionato di sport che pratica regolarmente con successo, frequenta il Liceo scientifico sportivo a Grosseto e qui ha trovato amici, accoglienza e inclusione. Mi rendo conto che chi non conosce questa sindrome possa rimanere disorientato di fronte ad alcuni comportamenti e tenda ad isolare chi ne soffre, ma la solitudine e l’esclusione sono i peggiori nemici delle persone autistiche e dei loro familiari. È una disabilità che fa paura perché è difficile rapportarsi e stabilire un contatto, ma basterebbe sapere, conoscere meglio, essere informati e forse alcuni comportamenti sarebbero evitati. Solo parlandone positivamente, nella quotidianità, portando a conoscenza e magari inserendo le persone con disabilità nel contesto sociale, episodi di discriminazione sarebbero quasi inesistenti. Bisognerebbe cominciare a ragionare per una società inclusiva e tollerante, con una vera apertura mentale verso chi è meno fortunato. Utopia? – conclude la donna – No. Noi crediamo che sia la strada giusta se aspiriamo ad avere un mondo più equo». —
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