Il Tirreno

Grosseto

Lavoro pubblico e permessi Il “caso Galli” a Grosseto

Fiora Bonelli
Lavoro pubblico e permessi Il “caso Galli” a Grosseto

Il sindaco di Roccalbegna fa parte del corpo di polizia municipale del capoluogo E spiega, schierandosi con Termine, come sia impossibile fare altrimenti

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Giacomo Termine, sindaco “assenteista” di centrosinistra di Monterotondo licenziato dal Comune di Piombino. E allora Massimo Galli, sindaco di centrodestra del Comune di Roccalbegna, con 5 – 6 giorni lavorati in un mese, può rimanere al suo posto nella polizia municipale di Grosseto?

Nella querelle del licenziamento di Termine, ormai sfacciatamente politica, dopo l’articolo uscito ieri su Repubblica di Firenze entrano a gamba tesa anche Italia Viva Grosseto, Lista Mascagni sindaco, Movimento 5 stelle e Unione comunale Pd di Grosseto, che bollano di “doppiopesismo” il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore Fabrizio Rossi e all’unisono sbottano: «Il sindaco Vivarelli Colonna, intervenendo sul caso Termine, l’ha buttata in caciara politica e ignorando bellamente l’ex articolo 51 della Costituzione, ha accusato la sinistra di lottare soltanto per i privilegi di pochi». E ricordando l’esternazione di Rossi che «si è spinto fino a promuovere volantini dove si scrive che un dipendente che va al lavoro pochissimi giorni al mese dev’essere licenziato», tirano in ballo il caso del sindaco Galli: «Il fatto è che - dicono - per loro sfortuna, nel Comune che loro amministrano c’è un altro sindaco dipendente comunale, di centrodestra, che usufruisce dei permessi per svolgere il proprio mandato. A differenza di Vivarelli Colonna e Rossi, noi non chiediamo la testa del dipendente – sindaco di centrodestra; vogliamo solo evidenziare il loro doppiopesismo e la grossolana gaffe che hanno commesso». E concludono che «se non vorranno adottare due pesi e due misure, dovranno riconoscere che la questione non ha colore politico, ma riguarda la possibilità, per un sindaco di un piccolo comune, di poter svolgere il proprio mandato anche se di lavoro fa il dipendente pubblico». Per la verità il sindaco Massimo Galli si era già espresso sulla questione permessi legittimi in tempi non sospetti. Infatti in un’intervista rilasciata al Tirreno il 5 dicembre, a proposito del suo stipendio di sindaco, aveva precisato che la sua indennità era di 450 euro. «Una cifra dipendente dal fatto – aveva detto - che ho optato per continuare il lavoro di guardia municipale. Quindi percepisco la metà dell’indennità che mi spetterebbe in rapporto al numero degli abitanti di Roccalbegna, che nel 2018 erano 967. Sono un sindaco lavoratore ed è stata una scelta obbligata. Non avrei certo potuto mantenere la famiglia con 800 euro d’indennità al mese. Allora ho scelto di lavorare e di chiedere i permessi consentiti, per questo sono fuori dai turni e dalla reperibilità e questo economicamente mi penalizza. Ma quando mi sono presentato come sindaco, ero informato di queste conseguenze, sapendo bene che il lavoro di sindaco in termini economici, non è certo un guadagno».

E adesso che è scoppiata la bagarre e che lui stesso è diventato, suo malgrado, una pietra di paragone con il caso Termine, aggiunge: «Non faccio altro che prendere i permessi retribuiti che la legge mi consente. Diversamente non potrei fare il sindaco, il presidente dell’Unione dei comuni (incarico svolto a titolo del tutto gratuito), partecipare a giunte e consigli, all’assemblea Ato, a quella del Fiora, alla conferenza dei sindaci della Provincia. Il discorso è chiaro. O si amministra o si fa finta. Ho scelto di amministrare - spiega - E la legge ce lo consente ed è sempre stato così. Anche per i dipendenti privati è lo stesso. E in questo caso è il comune che rimborsa l’azienda datrice di lavoro. Io usufruisco di 8 giorni al mese come sindaco, 8 giorni come presidente Unione, più i giorni per giunte e consigli. Ne abbiamo facoltà». E a proposito di Termine: «Comprendo bene le ragioni di Termine. Il lavoro di sindaco è un lavoro fitto di impegni e a tempo pieno. Ci sono presenze da onorare assolutamente, come ho detto. E Termine, come me, che guidiamo comuni dove il sindaco diventa una sorta di pedina onnipresente, ha usufruito dei giorni consentiti dalla legge. Unica differenza è che io sono dipendente da 30 anni e lui in prova». —

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