Sicurezza
Piccioni viaggiatori: il mito del messaggero alato stupisce e affascina ancora
A Braccagni, dove 52 anni fa nacque il primo gruppo colombofilo grossetano sono in mostra i migliori esemplari di piccioni viaggiatori da competizione
BRACCAGNI. In molti dovranno pentirsi di aver ritenuto vera una credenza popolare falsa: il piccione è tutt’altro che un animale sciocco. Basta pensare a ciò che è in grado di fare. Ovunque tu lo lasci, lui torna a casa. Anche se è a più di mille chilometri di distanza. Se l’impresa la realizza un cane o un gatto, diventa una notizia, eppure nel Belpaese ci sono decine di migliaia di questi volatili – ogni anno ne vengono “inanellati” 150mila – che sono in grado di compierla. E lo fanno “di professione”, tant’è che sono dei veri e propri “atleti” che partecipano a gare agonistiche. Per ammirare alcuni di questi esemplari – anzi, i più belli e i più bravi nelle competizioni – ci si può recare oggi al Centro Fiere di Braccagni, che ospita la mostra nazionale del colombo viaggiatore, che si è aperta venerdì 3 gennaio e che si chiude domanica 5 gennaio, alle 17.
“la maison” grosseto
È la seconda volta che la Maremma dà casa a questo evento: era il 2017 quando la mostra dei piccioni viaggiatori da competizione ebbe il battesimo del fuoco a Grosseto, che rimane la città più a sud dello Stivale, e l’unica in Toscana, dove l’evento è stato fino a ora organizzato. Appuntamento importante per gli addetti ai lavori – tant’è che durante la tre giorni una giuria di esperti “scandaglia” le bestiole che sono custodite in gabbiette e alla fine assegna premi ai colombi più prestanti e che hanno ottenuto i migliori risultati durante la stagione agonistica di marzo/ottobe 2019 – la mostra può destare interesse e curiosità anche per chi non fa parte del settore.
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uno sport di nicchia
Tutto ruota intorno alla Federazione Colombofila Italiana che raccoglie 180 tesserati in tutta Italia, di cui una quindicina a Grosseto: si tratta di una realtà dai piccoli numeri perché allevare messaggeri alati da competizione in Italia è una passione (oltreché uno sport) poco diffusa. Ma affascinate. La Federazione si avvale dei gruppi colombofili provinciali – come Ali Toscane di Grosseto, che ospita la mostra al Centro Fiere di Braccagni – che organizzano le competizioni locali seguendo le direttive della Federazione. Per esempio, nel 2019 una delle gare più importanti del campionato, con lo status di premio federale, a cui hanno partecipato tutti i gruppi dalla Toscana al nord Italia, si è svolta il 6 luglio: la partenza dei mitici piccioni viaggiatori è stata da Sala Consilina, nel Salernitano, e per la Toscana ha vinto il colombo di Massimo Martellucci di Ali Toscane.
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meravigliosi
Non sono volatili migratori, eppure trovano sempre la strada di casa. C’è la colombaia dove il piccione viaggiatore viene allevato, curato, allenato e addestrato; «Nei primi voli che compie uscendo da essa – spiega Matteo Grappa, vicepresidente della Federazione Colombofila Italiana – è come se resettase il proprio meccanismo bussolare: quel luogo per lui diventa il “punto zero” dove tornerà sempre, anche da mille chilometri di distanza». In epoca mussoliniana, i certamen con i colombi viaggiatori venivano compiuti da Malta o addirittura da Tripoli verso l’Italia: oggi questa tratte così lunghe non sono più contemplate – anche se il colombo può percorrere 800 chilometri al giorno – sia perché non ha senso protrarre una gara per più di uno/due giorni, sia nel rispetto della bestiola. Millenni fa il colombo era un messaggero alato: lo scoprirono gli Antichi Egizi e si dice che fino alla seconda guerra mondiale fosse utilizzato dalle milizie per inviare informative che non dovevano essere intercettate. Straordinari, quasi mitici: per esempio, «I colombi di Reggio Emilia – osserva Adelmo Bonvicini, presidente della Federazione Colombofila Italiana – vengono portati con i camion a Brindisi e tornano a casa nell’arco di undici-dodici ore. E senza cartelli stradali, né soste in autogrill». Perché loro la rotta ce l’hanno nel Dna: l’allevatore non fa altro che coltivare e affinare una dote che è una predisposizione naturale.
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Si chiama Top Gun, il campione del presidente della Federazione Colombofila Italiana Adelmo Bonvicini, la cui foto mostra con orgoglio dal cellu-lare. «Quando sai che è parti-to da così tanto lontano e lo vedi arrivare – dice – è una grande emozione. Un brivido. Spunta all’improvviso, chiude le ali e si butta giù per planare». È a casa, dopo un lungo viaggio spesso non privo di pericoli: dal meteo ai rapaci.
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l’arte in loco
In Maremma la storia autoctona della colombofilia nasce – proprio a Braccagni – alla fine degli Anni ’70. È il grande Silvestro Galli, braccagnino doc, che, sollecitato da due amici già “praticanti” – Gianfranco Bernasconi di Ferrara e Alberto Coltelli pisano – mette su una colombaia, a Braccagni. Era il 1967. Se lo ricorda bene il figlio di Silvestro, Enrico, Enrico Galli, oggi presidente della società colombofila grossetana Ali Toscane e responsabile della mostra del colombo viaggiatore: «Avevo quattro anni – dice – Mio padre ci portava sempre nella colombaia e mentre mio fratello Edo prendeva e usciva, io praticamente ci vivevo». Nasce così il gruppo colombofilo. «Oggi –aggiunge Enrico – potrei rinunciare a tutto, anche alla passione della caccia, ma non ai miei colombi. E credetemi, il colombo è l’animale più intelligente che esista». Non tutti ci credono e allora Enrico, che di messaggeri ne possiede una cinquantina, porta un esempio: «Mettete davanti a un colombo tre bottoni da schiacciare – descrive – Uno, shciacchiando il quale, gli arriva il cibo, gli altri due schiacchiando i quali non accade nulla. Riconoscerà subito quello “buono”». Gli facciamo notare, che il cosiddetto riflesso condizionato di Pavlov dimostra che anche il cane reagisce positivamente agli stimoli “giusti”. «Eh sì – replica Galli –ma il cane, rispetto al piccione, ci impiega molto di più!». –
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