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Non si presenta al lavoro e scatta l’allarme: barista trovato morto in casa a 35 anni

Francesca Gori
L'autoscala dei vigili del fuoco in via Damiano Chiesa per salire fino al terzo piano. Nel riquadro Emanuele Tullo
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L'autoscala dei vigili del fuoco in via Damiano Chiesa per salire fino al terzo piano. Nel riquadro Emanuele Tullo

L’uomo lavorava al Crem Caffé di Grosseto, aveva festeggiato Capodanno con i titolari. Difficili i soccorsi: il cane impediva l’ingresso

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GROSSETO. Aveva festeggiato l’ultimo dell’anno con i proprietari del bar dove lavorava, il Crem Caffé: una foto di rito, da pubblicare sulla pagina di Facebook del locale che si trova all’angolo di piazza Esperanto, per fare gli auguri ai clienti della pasticceria, una delle più frequentate della città. Emanuele Tullo aveva 35 anni: il primo di gennaio la pasticceria era chiusa. Aveva un po’ di tempo da dedicare a suo figlio, aveva la giornata libera per riposarsi. Sarebbe dovuto andare al lavoro giovedì, allo stesso orario di sempre. Ma non si è presentato: i proprietari del Crem hanno provato a chiamarlo più volte, senza però ricevere risposta. Emanuele era morto, ucciso da un malore. Era nella sua camera da letto quando ieri i carabinieri e i vigili del fuoco lo hanno visto attraverso una finestra del suo appartamento al terzo piano del palazzo dell’ex Rama, in via Oberdan. Sono stati i titolari del bar a dare l’allarme e a chiedere l’intervento dei vigili del fuoco: Emanuele era un lavoratore instancabile e non avrebbe mai saltato un giorno senza avvertire. «A novembre è stato via qualche giorno - dice il titolare del bar - ma ci sentivamo al telefono. Era un uomo straordinario, siamo sconvolti».

I vigili del fuoco e i soccorritori della Cri hanno fatto fatica a entrare dentro l’appartamento dove Emanuele viveva con il suo cane: da due giorni non mangiava, era impaurito e il suo padrone giaceva immobile, per terra, nella camera da letto.

Nel condominio, avevano sentito il cane abbaiare ma nessuno poteva immaginare una tragedia di quel genere: quando i vigili del fuoco hanno inserito la lastra nella porta d’ingresso dell’appartamento, il meticcio che stava vegliando il suo padrone ha cominciato a morderla. I soccorritori hanno dovuto chiedere l’intervento dell’accalappiacani convenzionato con il Comune di Grosseto e del veterinario dell’Asl che è riuscito a raggiungere l’animale e a sedarlo, prima che il personale del 118, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Grosseto e i vigili del fuoco potessero entrare nell’appartamento. Davanti al palazzo, nel cortile interno dell’ex Rama, in tanti si sono fermati: la speranza di tutti era che i soccorritori trovassero Emanuele ancora vivo, che riuscissero a salvarlo. Ma il trentacinquenne era ormai morto da diverse ore, stroncato da un malore. «Era stato con noi la sera dell’ultimo dell’anno - ha detto tra le lacrime il proprietario del bar - Stava bene, abbiamo mangiato insieme. Emanuele non aveva problemi di salute, non beveva, era una pasta di uomo, una persona perbene e un grande lavoratore. Questa tragedia è inspiegabile e ingiusta». Il medico legale, una volta arrivato sul posto, non ha potuto fare altro che constatare la morte del barista: la salma è stata portata all’obitorio, in attesa della decisione del magistrato. —
 

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