Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio di natale 

L’incontro in un bar prima degli spari «Doveva fare un business a Grosseto»

Francesca Gori
L’incontro in un bar prima degli spari «Doveva fare un business a Grosseto»

Il racconto di Edikson Bernard Genao è stato ritenuto credibile: i due senegalesi volevano rapinarlo con le pistole

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Omar Sar doveva incontrare un ragazzo sudamericano «per un suo business» e aveva chiesto a Talla Mor Diop, 40 anni, di accompagnarlo a Grosseto. Erano partiti la mattina da Brescia a bordo di una Mercedes Clc e, una volta arrivati a Grosseto, erano rimasti insieme un paio d’ore in un bar sulla Scansanese ad aspettare l’orario in cui Omar Sar avrebbe dovuto incontrare Edikson Bernard Genao, il ventinovenne in carcere accusato di omicidio e di tentato omicidio.

Una volta arrivati sotto l’appartamento in via della Pace, Mor Diop sarebbe rimasto giù, accanto all’auto. Una versione questa, che l’uomo finito in carcere due giorni fa, una volta dimesso dall’ospedale Le Scotte di Siena dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per la rimozione del proiettile che lo aveva colpito nel collo, aveva raccontato agli uomini della squadra mobile della polizia che, la sera della sparatoria, erano andati subito al Misericordia dove era stato portato. Una versione alla quale, il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna, non ha ritenuto credibile: per questo è stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del quarantenne senegalese, che ora è rinchiuso nel carcere di via Saffi con l’accusa di rapina. Sarebbe stato lui a impugnare la pistola vera, la 6.35 con la quale Genao ha sparato e ucciso Omar Sar, una volta raggiunto nell’abitacolo della Mercedes. Prima di lui, Genao aveva ferito Diop che era stato poi soccorso e portato all’ospedale.

Il senegalese aveva raccontato di essere stato contattato da Omar Sar, suo connazionale che abita a Brescia, per essere accompagnato a Grosseto, dove doveva fare un affare. Diop però non aveva un’auto a disposizione come quella che Omar Sar aveva richiesto: una vettura costosa, di grossa cilindrata, che avrebbe dovuto dimostrare una notevole capacità economica proprio con Genao. Per accompagnare l’amico dal Bresciano a Grosseto, avrebbe guadagnato mille euro. Soldi che - stando alle sue dichiarazioni - in parte sarebbero andate anche a Diego, il giovane che aveva prestato ai due la sua auto.

Il racconto del quarantenne, però, non era compatibile con la ricostruzione fatta dalla squadra mobile della polizia e con le dichiarazioni di Genao, che - oltre ad assumersi la responsabilità dell’omicidio, confessando di aver sparato per reagire a una rapina - ha anche raccontato della trattativa in corso, durante la quale avrebbe dovuto vendere cocaina ai due senegalesi. Il fatto che Genao abbia raccontato dello scambio di droga «comporta un oggettivo ed ulteriore aggravamento della sua posizione - scrive il giudice Marco Mezzaluna nell’ordinanza di custodia cautelare - e costituisce un primo importante elemento di credibilità soggettiva delle dichiarazioni rese, che tra l’altro spiegano perfettamente il coinvolgimento di più stranieri di varia nazionalità provenienti dal nord Italia. Non appare credibile che nei confronti di Genao sia stata architettata una semplice truffa con dei soldi falsi». Secondo il giudice, il dominicano che ha sparato e ucciso Omar Sar in via della Pace, era stato rapinato: Diop aveva in mano la pistola che, durante la colluttazione, è caduta per terra. Genao, difeso dagli avvocati Roberto Cerboni e Romano Lombardi l’ha raccolta e con quella in pugno ha sparato prima un colpo nel palazzo, poi fuori in strada ha fatto fuoco di nuovo ferendo alla testa Omar Sar e al collo Talla Diop.

I due senegalesi, quindi, volevano portare via la cocaina che avrebbero dovuto pagare, quella al centro della trattativa. A Edikson Bernard Genao, avevano fatto vedere uno zaino con i soldi: solo la prima fila delle mazzette, però, era composta di banconote vere, il resto era carta straccia. Genao avrebbe quindi reagito quando si è trovato davanti le due pistole spianate: una era vera e, secondo gli investigatori, era quella impugnata proprio da Talla Mor Diop mentre l’altra, quella che aveva tirato fuori Omar Sar, era una scacciacani. —

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di Redazione web