Sicurezza
Una “pasquinata” di fine anno per far togliere l’auto-rottame
Da anni a Casale di Pari c’è una vettura abbandonata che nessuno ha rimosso Mano ignota la porta alla rotonda, la decora e poi la firma: La Grande Bellezza
È spuntata un’ironica pasquinata a Casale di Pari per l’ultimo giorno del 2019. La mattina del 31 dicembre al centro della rotonda dei pullman del borgo di Casale è comparsa un’automobile, una Renault Megane, di colore scuro, decorata con macchie di vernice da qualche ignoto buontempone, che ha lasciato anche un cartello con su scritto: “La grande bellezza”, che riecheggiava ironicamente il titolo del famoso film di Paolo Sorrentino. Si tratta di una “zingarata” secondo gli abitanti del borgo che della sorpresa si sono accorti il 1° gennaio quando si sono trovati in piazza una carcassa di ferro vecchio a fare da monumento.
È una provocazione per un paese gioiello, ma soprattutto un monito alle autorità competenti. Il motivo che ha spinto qualcuno a fare lo scherzo di San Silvestro, sta nel fatto che da alcuni anni, proprio al bivio di Casale, giace abbandonata questa automobile, ormai semidistrutta, arrugginita e coi finestrini sfondati. Da anni, dunque, nessuno si è mai curato di toglierla e allora, qualcuno ha voluto, presumibilmente, sottoporre all’attenzione pubblica il problema del degrado che tali situazioni comportano.
E c’è dell’altro che dà un tocco quasi letterario alla zingarata. Sopra l’automobile c’è un cartello con una composizione poetica in romanesco intitolata, appunto, La grande bellezza; è l’auto che si presenta: “Bbongiorno buzzumaglia/ e ben svejata brava gente/ me presento con doglianza /da tre anni mica nniente. (. . . ) È che m’hanno abbandonata/ e ar sociale me so’avvezza/ do rifugio alla cannata /e raccolgo la monnezza”.
La “pasquinata” continua dicendo che sicuramente è qualche burlone a averla agghindata così e messa al centro della rotonda; segue il monito alle istituzioni affinché trovino la soluzione. E infine c’è la conclusione che è la spia della cultura di chi ha composto la poesia, con tanto di citazione del poeta romanesco Belli, ironico fustigatore di costumi dell’ ’800 e di Pasquino; dal nome Pasquino, infatti, derivano le cosiddette pasquinate scritte in cartelli satirici che durante la notte venivano preferibilmente appesi al collo di alcune statue (fra cui Pasquino, oggi in pizza Braschi a Roma), in modo che al mattino successivo potessero essere visti e letti da chiunque: “Infine fo le scuse/ e pure me ce inchino/ alle invocate Muse/ der Belli e der Pasquino”.
Così finisce la poesia dell’ignoto di Casale che, evidentemente, attende risposte dalle istituzioni. –
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