Sicurezza
Arrestato il senegalese ferito: esce dall’ospedale e va in carcere
C’è un altro uomo in carcere per l’omicidio di via della Pace: Talla Mor Diop, il senegalese di 40 anni che era stato ferito con un colpo di pistola sparato da Edikson Bernard Genao, il ventinovenne di origini dominicane che ha ucciso Omar Sar, 33 anni, è stato arrestato. Era ricoverato in ospedale dalla sera del 23 dicembre, quando è stato trovato per terra da alcuni passanti, ferito con un colpo di arma da fuoco al collo. A firmare l’ordinanza di custodia cautelare, ieri, è stato il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna: il senegalese è accusato di rapina e, dal reparto di Chirurgia delle Scotte, dov’è stato operato, è stato trasferito in carcere.
Un arresto che conferma la credibilità del racconto del dj che aveva organizzato, con i due senegalesi, un appuntamento per una cessione di cocaina. Droga che Sar e Diop non avrebbero però voluto pagare. Quando hanno tirato fuori le pistole (una, la calibro 6.35 è quella utilizzata poi da Genao, l’altra giocattolo), il ventinovenne dominicano, difeso dagli avvocati Romano Lombardi e Roberto Cerboni, ha reagito disarmando uno dei due ed esplodendo poi alcuni colpi di pistola in via della Pace.
Ma c’è anche un altro nome iscritto nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna che sta coordinando le indagini della squadra mobile della questura. È quello di Diego Fernandez Rosero Lopez, 30 anni originario di Buenaventura in Colombia che da anni vive a lavora ad Artogne, in provincia di Brescia. L’accusa nei suoi confronti è quella di calunnia.
La Mercedes Gla che si è schiantata contro un’utilitaria nel parcheggio era stata acquistata da poco dal giovane colombiano, che lavora nel Bresciano e che ha la passione del canto e del ballo. Aveva prestato la sua auto a Omar Sar, ma in realtà aveva consegnato le chiavi a un amico del senegalese rimasto ucciso, probabilmente a Diop Mor. Assistito dall’avvocato Biagio Angrisano, quando il giovane si era accorto che la sua auto non gli era stata ancora restituita e che Omar Sar, nel frattempo rimasto ucciso, non gli rispondeva al telefono, si è presentato ai carabinieri per sporgere denuncia, temendo che il trentatreenne si fosse appropriato della Mercedes.
«Durante la denuncia però, Rosero ha detto ai carabinieri di aver prestato la sua auto a Omar Sar - spiega l’avvocato Angrisano - e non all’altro senegalese che era andato a ritirarla per conto del suo conoscente». Uno scambio, quello fatto dal ragazzo, che gli è costato l’iscrizione nel registro degli indagati proprio mentre stava spiegando al pm Melchionna e agli uomini della squadra mobile cosa fosse successo due sere prima. Il giovane colombiano non poteva guidare l’auto, perché al momento senza patente. Omar Sar, che aveva conosciuto perché anche lui appassionato di balli latinoamericani, gli aveva chiesto di accompagnarlo a fare dei giri: voleva aprire un’attività di gommista e aveva bisogno dell’auto. Rosero aveva detto a Sar che avrebbe potuto dargli la Mercedes in prestito: non sapeva però che con quell’auto i due sarebbero venuti a Grosseto per acquistare cocaina. —
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