Il Tirreno

Grosseto

«Farò causa al Comune, spero di essere reintegrato»

Gabriele Baldanzi ; Altro servizio a pag.11
«Farò causa al Comune, spero di essere reintegrato»

Il dipendente-sindaco licenziato da Piombino parla di un «attacco politico»  Renzetti (Cgil): «Un atto illegittimo». De Martis: «Questa politica non mi piace»

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«Sì, farò una causa, spero di essere reintegrato, ma non voglio parlare di questo. Conosco l’articolo 79 del Tuel e l’articolo 51 della Costituzione. Molto semplicemente, ne chiederò il rispetto. Credo che quello nei miei confronti sia un attacco politico, un attacco che, in ultimo, porta male a tutti gli amministratori dei piccoli Comuni, a prescindere dal loro colore. E infatti ho ricevuto solidarietà anche da sindaci e assessori del centrodestra...».

Giacomo Termine, in attesa della conferenza stampa che, su questa vicenda, si svolgerà a Grosseto, con il governatore Enrico Rossi, rilascia dichiarazioni alla spicciolata. A cavallo tra il 2019 e il 2020 sono piovuti, come rane, tanti commenti sul “licenziamento” di Giacomo Termine, segretario provinciale del Pd, da parte del Comune di Piombino.

Diviso il mondo della politica, divisa l’opinione pubblica. «Quella del licenziamento del sindaco di Monterotondo Marittimo da dipendente del comune di Piombino – scrive Simona Bonafé, segretaria del Pd toscano – è una brutta vicenda. Non sfugge che Giacomo Termine, esponente del Pd, sia politicamente all’opposto del sindaco di Piombino e leggere nelle ragioni del licenziamento che la sua colpa sarebbe stata quella di avere usufruito di permessi, previsti dalla legge, per esercitare le funzioni di primo cittadino lo trovo inaccettabile. Siamo davanti a un sindaco che accusa un altro sindaco di avere fatto il proprio dovere, motivazione talmente incredibile da rafforzare ancora di più il sospetto che si tratti di un’azione punitiva di Ferrari per le idee e le iniziative politiche di Termine. A Giacomo Termine va quindi la nostra solidarietà».

«Il messaggio che arriva da Piombino col licenziamento di Termine – sono parole di Claudio Renzetti, segretario della Cgil maremmana – è di una chiarezza sconcertante. D’ora in poi si potrà fare campagna elettorale anche violando diritti costituzionalmente garantiti. Senza guardare in faccia a niente e a nessuno. Licenziare una persona il 23 dicembre e comunicarglielo il 24, ammettendo che ha soltanto usufruito di permessi legittimi, è stata la ciliegina sulla torta di un comportamento istituzionale dalla cifra autoritaria e intimidatoria nei confronti di un dipendente. Un atto che sul piano legale – non abbiamo alcun dubbio – verrà riconosciuto come illegittimo».

Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere di minoranza di Grosseto, l’avvocato Carlo De Martis. «Il sindaco di Piombino Ferrari è quello che ha definito “provocatoria” la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Evidentemente ritiene provocatoria pure la Costituzione, che proprio per evitare quanto da lui stesso compiuto sancisce all’articolo 51 che chi è chiamato a svolgere funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il posto di lavoro. Questa politica è sangue e m... e a me non piace. Termine, le assenze, non le ha fatte per andare a giocare a freccette... Questi vogliono tornare allo Statuto Albertino, quando il suffragio elettorale era limitato e chi votava, così come chi veniva eletto, era benestante: aristocratici, alta borghesia, proprietari terrieri... Poi, però, è arrivato il fascismo e per un ventennio ci siamo tolti direttamente il problema del voto». —

Altro servizio a pag.11

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