Il Tirreno

Grosseto

Dalla bottega Nardini un augurio di arte solidale per il centro storico

Giovanna Mezzana
Dalla bottega Nardini un augurio di arte solidale per il centro storico

Il salotto cittadino  «è la nostra identità»  dice il titolare, una cui cornice, realizzata a mano, è andata al volontario più votato

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In uno dei luoghi più suggestivi del centro storico, chiasso delle Monache, c’è una bottega dove si respira un’aria d’altri tempi: sarà per gli originali oggetti d’arte e di artigianato che contiene, sarà per quella musica classica che suona a un volume appena percettibile – e che con garbo accarezza il visitatore che entra – ma tant’è.

Cornici, stampe, dipinti, specchiere: la Bottega d’arte Nardini si occupa da più di trent’anni di tutto ciò che appartiene all’arte di arredare le pareti. Chi varca la soglia è accolto da Alessandro Nardini che ha condotto in avanti una tradizione che è di famiglia. Era il 1975 quando babbo Maurizio, Maurizio Nardini – livornese d’origine, artigiano e valente pittore post-macchiaiolo, sue le stampe della Città di Grosseto che hanno fatto storia – aprì la sua maison in via Montanara. E fu proprio qui, tra la bottega di babbo Maurizio e quella di Fosco Tarsi – con Mauro Bartalucci, Bruno Dominici e Stefano Carotta – che venne alla luce la prima edizione della Primavera Maremmana. «Io avevo dieci anni» fa un tuffo nel passato Alessandro. La bottega era una fucina di lavoro ma «anche un “luogo del cuore” – continua – Erano gli Anni Settanta e ricordo le chiacchierate degli amici di mio padre, tra cui molti pittori, che trascorrevano le serate in bottega a parlare di arte e di Grosseto. Era una sorta di veglia serale, piacevole e, a suo modo, romantica».

La bottega d’arte rimase in via Montanara fino all’82 quando il pittore la trasferì nel fondo dal quale si accede sia da via Cavour che da chiasso delle Monache. Dal ’98, Nardini senior, oggi felicemente in pensione, venne affiancato dal figlio a cui già aveva “trasferito” quella corrispondenza di amorosi sensi che c’è tra arte e artigianato e per l’una e per l’altro: del resto «ero cresciuto tra pennelli, colle, e strumenti vari», sorride Alessandro, che ha portato avanti la lezione del padre con rispetto e cura ma l’ha arricchita anche con un entusiasmo proprio, e con un equilibrio che è, allo stesso tempo, stile e un approccio al mondo.

Oggi una bottega d’arte come quella dei Nardini non ha “i flussi” tipici di un centro commerciale, «ma sono soddisfatto – dice il corniciaio – perché negli anni la clientela si è ampliata. Ci sono per esempio turisti, anche stranieri, che hanno la casa a Magliano in Toscana o a Scansano e che tornano da un’estate all’altra e che, anzi, durante l’inverno accumulano oggetti che poi mi portano. Ed è motivo di orgoglio anche il loro passaparola tra amici e conoscenti». Alla sua bottega, Alessandro Nardini, per questo 2020 augura «di proseguire con lo stesso entusiasmo degli ultimi anni». E alla sua Grosseto lascia un auspicio che è in sintonia con il clima che si è creato il 22 dicembre al Granduca per il finale del gioco del volontariato del Tirreno “Io e te-Associamo i cuori”, per cui Nardini ha donato una bellissima cornice da lui realizzata con bolo, missione a acqua e doratura a foglie, andata al volontario più votato, Massimo Lattanzi di Tutto Possibile onlus e che custodisce il ritratto di Lattanzi disegnato dall’illustratrice Dominga Tammone. «A Grosseto auguro – dice – di ricreare all’interno del suo centro storico, che dovrebbe essere la sua identità, un clima culturale importante. E un po’ più di solidarietà tra i cittadini». –



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