Pini, in 72 scrivono al Museo di Storia Naturale
Accorato appello al direttore Sforzi perché intervenga nel dibattito cittadino anche in vista dei tagli lungo viale Mascagni
GROSSETO. Settantadue cittadini hanno scritto un’accorata lettera a Andrea Sforzi, direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma, con la quale chiedono che il Museo partecipi al dibattito pubblico con un contributo scientifico e naturalistico e un parere sugli abbattimenti dei pini. I cittadini firmatari appartengono a varie associazioni grossetane che hanno a cuore il verde pubblico. Da circa un anno - dettagliano nella loro lettera - si sono attivati per tutelare numerosi alberi che «a nostro parere - scrivono - rappresentano un patrimonio ambientale, socio-culturale e paesaggistico di grande valore per la nostra città». Poi entrano nel merito della vicenda che sta a loro più a cuore: «Venuti a conoscenza della decisione dell’amministrazione comunale di abbattere 17 pini in viale Caravaggio e 52 in viale Mascagni, ci siamo impegnati per trovare una soluzione alternativa che potesse impedire il taglio». I firmatari descrivono dunque a Sforzi i passi compiuti: l’incarico dato a Giovanni Morelli, uno dei massimi esperti di pini domestici in campo europeo, che ha fatto una perizia e una relazione tecnica sullo stato di salute e sulla stabilità delle piante del viale; e la messa a punto di una proposta alternativa al taglio a cura dell’architetto Alessandro Marri. Dalla perizia, scrivono, «è emerso che i pini sono giovani, sani e stabili e non presentano criticità, anzi conservano buone potenzialità biologiche funzionali e compositive»; ed è emerso, aggiungono, «che la soluzione più efficace e meno onerosa per risolvere il problema dei sollevamenti della sede stradale, causata da alcune radici, consiste nell’allargamento dell’aiuola centrale che li ospita».
I firmatari hanno assistito al taglio di 17 pini in viale Caravaggio e temono per quelli di viale Mascagni: «La motivazione della sicurezza - sottolineano - non si basa su dati statistici ma su generiche suggestioni». Aggiungono che «un’eventuale sostituzione dei pini con nuove essenze come i lecci, comporterà un’attesa di decine di anni affinché possano essere riproposti gli stessi benefici di cui godiamo oggi». «Il Museo di Storia Naturale della Maremma - continuano - è un’istituzione scientifica indirizzata alla formazione di una coscienza naturalistica e a fornire supporto per programmi di salvaguardia e conservazione della natura. Ecco perché - concludono rivolgendosi a Sforzi - ci rivolgiamo a lei per chiedere che il Museo partecipi al dibattito pubblico. Conoscendo la sua competenza, la sua sensibilità e la sua passione naturalistica, siamo certi che vorrà raccogliere il nostro accorato appello».
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