Sicurezza
«Testimone chiave attendibile ma Trifan non voleva uccidere»
Omicidio preterintenzionale, depositate le motivazioni della condanna a 8 anni Riconosciuta l’aggravante dei futili motivi, la lite per il pacchetto di sigarette
grosseto. Petru Jitariu è credibile quando descrive l’aggressione mortale, e le divergenze nelle versioni rese nel tempo sono perfettamente spiegabili. Le riprese delle telecamere, i riscontri dei tabulati telefonici, le intercettazioni nella sala di attesa della Questura e gli accertamenti sulle tracce ematiche confermano il quadro di colpevolezza.
In dodici pagine, il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna motiva la condanna a 8 anni (rito abbreviato) di Trifan Costiniuc, 37 anni, imputato per omicidio preterintenzionale, per la morte di Petru Leorda, nella notte tra il 24 e il 25 gennaio scorso, il pestaggio nel garage sotterraneo di via Adriatico per un mozzicone. I protagonisti sono «persone perennemente ubriache e alla deriva», degli «sbandati» come l’imputato che in un attimo «possono trasformarsi in carnefici per banali motivi, come appunto un pacchetto di sigarette».
Pena di partenza 10 anni, aumentati a 12 per i futili motivi (una «banalità del male» da sanzionare) e quindi ridotti di un terzo per la scelta del rito. No alle attenuanti generiche, in una ricerca di equilibrio tra rigorismo e buonismo, perché «il fatto rimane grave anche se compiuto da uno sventurato, dalla personalità violenta e che ha anche cercato di inguaiare un altro come lui», cioè Jitariu, con dichiarazioni ritenute false e depistanti (aveva raccontato, poi smentito, che Leorda e Jitariu litigavano spesso). E ancora: «Anche l’imputato era ubriaco al pari di Leorda e di Jitariu e si trovava in quel luogo non certo per un proposito criminoso che potesse essere agevolato dalle circostanze di tempo e di luogo bensì perché era in compagnia degli altri due compagni di sventura», scrive negando l’ulteriore aggravante. Non voleva uccidere, ma solo picchiare la vittima, è la conclusione del gup.
Se Jitariu aveva risposto diversamente nel tempo era «sia perché aveva paura di Costiniuc sia perché era confuso per l’alcol che aveva bevuto oltre che per le botte ricevute nel pomeriggio». Attendibile il testimone quando parla del litigio tra i due per il pacchetto di sigarette; di Costiniuc che aveva tirato a Leorda un pugno; di questi che aveva risposto con uno schiaffo; dell’imputato che si era scatenato facendo cadere Leorda a terra, picchiandolo selvaggiamente, colpendolo più volte alla testa e al torace, minacciandolo con il fondo della scarpa; di essersi alzato dal materasso perché si era accorto che Leorda respirava a fatica; di Costiniuc che lo aveva minacciato di non dire niente costringendolo ad allontanarsi da lui perché voleva tenerlo sotto controllo, a pena di fargli fare la stessa fine. Jitariu parla più tranquillamente non solo quando recupera lucidità perché con il tempo ha smesso di bere ma anche perché sa che Costiniuc, tipo violento (come confermano vari testimoni), è finito in galera.
Basterebbero le testimonianze, ma ci sono i riscontri tecnici: l’autopsia conferma la dinamica descritta da Jitariu; sulla scarpa destra dell’imputato un profilo genetico compatibile con quello di Leorda; su quella sinistra c’è una macchia ematica con il profilo di Jitairu, picchiato poco prima da Costiniuc sulle scale della Sala Bingo. E infine: «sul mozzicone di sigaretta è stato trovato un profilo genetico misto compatibile con quello di Leorda e Costiniuc e ciò è un’ulteriore indiretta conferma della versione fornita da Jitariu in merito alla causa della discussione, dovuta proprio a una sigaretta scambiata tra i due». —
Pierluigi Sposato
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