Il Tirreno

Grosseto

la denuncia 

Minacce nella chat Tre ragazzine segnalate alla Procura dei minori

F.G.

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grosseto. Nei giorni scorsi, dopo che la mamma di una ragazzina che frequenta una scuola media della Maremma si era rivolta alla polizia postale per segnalare le minacce, le offese e gli insulti rivolti a sua figlia nella chat della classe frequentata dalla ragazzina, i toni si sono abbassati. Al posto delle offese, sono comparsi qualche cuoricino, qualche frase affettuosa che però non hanno cancellato il dolore provocato nella ragazzina, che aveva chiesto a sua madre di non farla andare a scuola.

Le indagini stanno andati avanti e gli agenti guidati dal sostituto commissario coordinatore Stefano Niccoli stanno proseguendo: le tre ragazzine che avevano rivolto quelle parole alla compagna di classe, sono state segnalate alla Procura dei minori di Firenze e presto, probabilmente, saranno sentite. La madre della ragazzina, anche due giorni fa era tornata negli uffici della polizia postale dove aveva sporto denuncia.

«Se non chiudi il becco, te lo vengo a chiudere io» e «ti ritrovi la testa attaccata alla finestra». È una delle frasi che la mamma della ragazzina aveva letto qualche giorno fa sul cellulare della figli. «Dopo quegli episodi - dice - non ce ne sono stati altri. Ormai ogni volta che mia figlia riceve un messaggio, lo leggo io».

La donna qualche giorno fa ha incontrato anche la preside della scuola dove studia la figlia e proprio due pomeriggi fa è stato convocato un consiglio di classe straordinario, per avvertire gli insegnanti sulla situazione che si era creata nella chat di gruppo dove c’è anche la giovane studentessa.

«Ora ti esco dal telefono e ti uccido». «Muori». Il tenore delle ultime conversazioni scritte sul gruppo whatsapp della classe della ragazzina era questo. Minacce che non potevano certo essere sottovalutate né dalla madre della ragazzina, né dagli insegnati e tanto meno dalla polizia postale che proprio ieri ha inviato la segnalazione di quanto successo alla Procura dei minori di Firenze.— F.G.

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