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Don Franco: «Il presepe non si può imporre»

Francesca Ferri
Don Franco: «Il presepe non si può imporre»

Figura di riferimento per i cattolici grossetani, Cencioni commenta la mozione approvata dal consiglio che prevede la Natività in tutte le scuole comunali

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«I segni della fede non possono essere imposti da nessuno e in nessun luogo». Monsignor Franco Cencioni, classe 1926, una delle voci più autorevoli della Chiesa grossetana, dice una parola chiara, da uomo di fede, sulla recente mozione proposta dal centrodestra grossetano e approvata lunedì dal consiglio comunale che obbliga le scuole comunali e il Comune stesso a fare il presepe. Lo ha fatto ieri dalle colonne del Corriere Fiorentino. Lo ribadisce oggi al Tirreno. «Sono in ritiro spirituale – dice il prelato – non posso parlare a lungo, ma comunque la mia posizione è quella lì: la fede è un atto libero».

Insignito a fine novembre della Civica benemerenza del Comune di Grosseto, consegnatagli dal sindaco proprio nella sala consiliare, Cencioni, da anni insignito del titolo di Monsignore ma per tutti affettuosamente “don Franco”, è una figura di riferimento per la comunità cattolica e una memoria storica per tutta la cittadinanza.

«La fede è un atto libero – dice don Franco – viene dall’accoglienza di un dono frutto non dell’intelligenza, bensì del cuore e della necessità intima di avvertire le domande fondamentali dell’esistenza. E a queste domande le risposte non possono essere obbligate. Da nessuno».

La mozione – presentata dai gruppi consiliari di Fratelli d’Italia e Forza Italia, da alcuni esponenti della Lega e da Gino Tornusciolo (gruppo misto, già CasaPound) – impegna la giunta e il sindaco ad «attivarsi affinché all’interno di ogni scuola comunale e all’interno del palazzo comunale sia allestito un presepe», con la specifica che deve essere «ben visibile e di consone dimensioni». Giunta e sindaco devono anche impegnarsi «affinché siano coinvolte famiglie e associazioni» e devono «trasmettere, a tal fine, comunicazione opportuna all’ufficio scolastico regionale e ai dirigenti» delle scuole comunali. La mozione parte dalla premessa che «il presepe non è un simbolo esclusivamente religioso», dicono i firmatari della mozione, che «la religione cattolica, così come i suoi simboli, fa innegabilmente parte della storia e della nostra tradizione italiana ed europea», che la comunità scolastica costituisce un luogo d’elezione per la crescita degli alunni». Per le scuole a corto di fondi, il Comune ha messo a disposizione 500 euro per comprare gli addobbi. A ben vedere in tutte le scuole comunali il presepe è già stato allestito spontaneamente prima che la mozione venisse approvata, come ha confermato in commissione l’assessora ai servizi educativi Chiara Veltroni. Né a Grosseto vi sono mai stati casi di presepi negati nelle scuole. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, dal canto suo, ha definito l’atto «rafforzativo». —

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