Finanza
«Circondato da gente poco raccomandabile»
Processo Capuano, parlano in aula due ex dipendenti «Girava voce che il commercialista fosse intoccabile»
. «Nessuno prendeva decisioni autonome». «Lo studio era frequentato abitualmente da persone che non ispiravano fiducia e che non erano clienti»; «ogni ambiente era videosorvegliato in modo tale che il dottore sapesse cosa accadeva in ogni momento». Questo è il quadro dello studio in via Fabbri a Follonica di Evans Capuano nel 2015, ricostruito da alcuni dipendenti del commercialista chiamati a testimoniare nel processo sul presunto sistema di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, che vede sette imputati a vario titolo per minacce, lesioni aggravate aggressione, corruzione e altri reati.
Le stesse persone che i dipendenti hanno visto spesso nello studio senza che fossero clienti sono Angelo Muré, Ausilio Cataldo, Giuseppe Imparato ma anche l’ex cancelliere del tribunale di Grosseto Cesare Ferreri, imputato nel procedimento con l’accusa di aver fornito a Capuano notizie utili su indagini in corso (gli altri imputati sono Manuel Bernardini e Davide Martignetti). E Ferreri non avrebbe visto neanche di buon occhio i primi. «Ma perché si circonda di certa gentaglia?», avrebbe chiesto Ferreri a Barbara Brogi, all’epoca dipendente dello studio, come ha spiegato lei stessa. «Ferreri veniva quasi ogni sera all’ora di chiusura e poi andavano a cena», ha raccontato prima Brogi e dopo un’altra ex dipendente, Bita Tarachenko. Entrambe sono state chiamate a testimoniare su un altro fatto preso in grande considerazione dai pubblici ministeri Anna Pensabene e Giuseppina Miobe per rappresentare il clima che si respirava all’interno dello studio. Nell’aprile 2015 in studio si presentò Arietto Giovannelli per portar via la contabilità dallo studio: il cliente lamentava pagamenti che riteneva eccessivi. «Giovanelli entrò nella porta dell’ufficio di Andrea Leonetti (non indagato nel procedimento, ndr) seguito da Murè e Imparato: non ho potuto vedere, ma sentivo rumori come se qualcuno venisse picchiato», è stata la versione di Tarachenko. Brogi, poi, lo avrebbe visto uscire dall’ufficio con «le mani al volto come chi sente dolore seguito da Murè e Imparato». Le versioni date dalle due donne non sono state identiche, perché, ad esempio, la prima ha detto di non averne mai più parlato con la collega («eravamo sconvolte» ha spiegato), mentre Brogi ha raccontato che ne avrebbero parlato in un secondo momento. «Leonetti mi disse che quando sarebbe arrivato Giovannelli dovevo andare a fare una passeggiata in bagno», ha raccontato Brogi. Brogi ha raccontato poi di aver lasciato il suo posto proprio perché «giravano persone che non ispiravano fiducia». Tant’è che, ha spiegato nella sua versione, «la disposizione era che Murè e Cataldo non sostassero mai in sala d’attesa davanti ai clienti, perché stonavo in uno studio commercialista». Ma la descrizione del clima che Brogi respirava in ufficio è ben raccolta nello sfogo che due donne, mogli di imprenditori seguiti dallo studio, le avrebbero fatto un giorno.
«C’era la convinzione diffusa che Capuano fosse intoccabile – ha detto l’ex dipendente in aula – La gente temeva ritorsioni: era cosa nota che si circondasse di persone pericolose». —
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