Sicurezza
Sull’Amiata un presepe di pace con simboli ebraici, musulmani, buddisti e ortodossi
Il 28 a Castel del Piano saranno presenti Piccola Gerusalemme, Associazione islamica, Merigar e comunità rumena
CASTEL DEL PIANO. Il presepe vivente di Castel del Piano del 28 dicembre sarà un coro multietnico e multireligioso a più voci per rievocare la Natività cristiana.
La regista di questo spettacolo, Paola Monaci, ha orchestrato l’incontro di cinque fedi religiose nel segno della pace e dell’integrazione di tutte le genti.
«Il senso – dice – è quello della coabitazione pacifica nel nostro mondo di tutti coloro che hanno voluto essere presenti nel presepe. Ci saranno cattolici, ortodossi, musulmani, buddisti e ebrei. Ognuno di loro sarà presente nel Tempio della Pace con i suoi libri e le sue insegne: i cattolici esporranno i Vangeli, gli Ortodossi la Bibbia, i Musulmani il Corano e il libro della storia di Maometto, i Buddisti la statua del Budda e un testo sacro della filosofia buddista, gli ebrei porteranno la Menorah, una lampada ad olio a sette bracci e la Chanukkiyah, il candelabro a nove bracci».
La comunità ebraica
La proposta è piaciuta a tutti. Elena Servi, presidente dell’Associazione Piccola Gerusalemme di Pitigliano sarà presente, la notte del 28 dicembre, a Castel del Piano e sarà lei stessa a portare al Tempio i due candelabri.
«Ho accettato di buon grado l’invito di Castel del Piano – dice Elena Servi – nel segno di un’ideale di convivenza armoniosa tra ebrei e cattolici come è nella tradizione storica della Piccola Gerusalemme. Porteremo a Castel del Piano la Menorah, una lampada ad olio a sette bracci che nell’antichità veniva accesa all’interno del Tempio di Gerusalemme. Il destino della Menorah originale è tuttora oscuro: fatta interamente d’oro massiccio, venne con molta probabilità portata a Roma come trofeo quando Gerusalemme fu distrutta».
Ma non solo. «Porteremo anche la Chanukkiyah – dice Servi – il candelabro a nove bracci che si accende una volta all’anno per la Chanukkah, una festività ebraica conosciuta anche con il nome di Festa delle luci».
In ebraico la parola Chanukkah significa «inaugurazione» e infatti la festa commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme. La festività dura 8 giorni e quest’anno la comunità ebraica accenderà l’ultimo lume il 29 dicembre. «Sarà il giorno seguente a quello del presepe vivente, ma tutto questo lo spiegheremo a Castel del Piano», dice Servi.
I musulmani
Nel tempio della pace ci saranno anche i simboli sacri dei musulmani. Il presidente dell’Associazione islamica di Castel del Piano, Moulay Taer Mallak, originario del Marocco, spiega al Tirreno: «Purtroppo non potrò essere presente il 28, perché torno qualche giorno nel mio paese. Ma sarà la comunità che presiedo a portare il grande libro della storia di Maometto. Il gruppo di uomini del mio sodalizio sarà presente con gioia al Tempio».
I buddisti
Anche i tibetani di Merigar, seguaci della filosofia Dzog Chen, un filone del Buddismo tibetano, hanno dato un festoso assenso a partecipare al presepe vivente. «Noi porteremo la statua del Budda e un nostro testo sacro – spiega Tiziana Gottardi, che appartiene all’associazione di Merigar – in segno di aspirazione alla pace, alla fratellanza e alla serenità dello spirito di ciascun essere vivente».
gli ortodossi
La comunità ortodossa amiatina, per la maggior parte composta da rumeni, sarà anch’essa presente e porterà una Bibbia.
Cenni di storia
E, infine, la ciliegina sulla torta, nel segno di un dialogo religioso a più voci, la fornisce al Tirreno lo storico Marco Farmeschi: «Questo 2019 – dice – sono ottocento anni dal pellegrinaggio di pace di San Francesco che incontrò nel 1219 il Sultano d’Egitto Al-Malik Al-Kamil. Una coincidenza quasi simbolica è che Francesco s’imbarcò per Damiata, o Damietta, roccaforte in riva al mare, poi conquistata dai crociati, sul delta del Nilo. Il nome “Damiata” evoca la nostra montagna, monte del dialogo e della convivenza pacifica fra religioni diverse, di cui San Francesco diventa simbolo eccellente nell’incontro col Sultano». —
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