Il Tirreno

Grosseto

follonica 

Prosciolti in cinque per la manifestazione contro Matteo Salvini

Alfredo Faetti

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Assolti perché il fatto non sussiste. Non perché la manifestazione di contestazione al segretario della Lega Matteo Salvini fosse autorizzata, perché non lo era, ma perché non è stato accertato che i cinque imputati fossero gli organizzatori, né hanno avuto comportamenti diversi dal resto delle altre decine di persone presenti in strada in quel momento.

Si è chiuso così con un’assoluzione il processo legato a quanto accaduto il 21 aprile 2015, quando una piccola folla si riunì al di fuori del casello idraulico di Follonica per contestare il leader leghista arrivato sul golfo per il tour elettorale. Procedimento con cinque imputati: Lodovico Sola, 79 anni, Margherita Cruciani, 28 anni, Renata Paolucci, 72 anni, Gabriele Bartoletti, 63 anni, e Andrea Baicchi, 70 anni, a cui è stato contestato il mancato preavviso al questore (tre giorni) della manifestazione che avrebbero organizzato o comunque contribuito a organizzare. Sono stati proprio loro quel giorno ad essere stati identificati dalla Digos tra le centinaia di partecipanti e per questo finiti sotto processo in base alla norma, come ha ricordato la viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini nel corso della sua requisitoria, che punisce “chi organizza, promuove e progetta” eventi che possono turbare l’ordine pubblico. Ma gli avvocati difensori, Roberto Cerboni (per Paolucci), Davide Novelli (Baicchi e Sola) e Mimmo Fiorani (Cruciani e Bartoletti) hanno ribadito come non siamo emersi né dalle indagini né dal dibattimento elementi per sostenere che fossero loro gli organizzatori. Concetto rimarcato specialmente da Fiorani per Cruciani, ritenuta autrice della pagina Facebook “F’ori Salvini dalla Maremma”, visto che non è mai stato verificato quale indirizzo Ip (identificatore del computer) ci fosse all’origine dell’account che ha poi effettivamente creato quell’evento. «Chiunque può aver creato quell’account», ha detto Fiorani. Una ricostruzione che ha convinto il giudice Marco Bilisari. —

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