Gioco
«Quante emozioni» La scenografa Donatella Espositi racconta “Preludio”
È online il cortometraggio contro la violenza sulle donne Cast d’eccezione con Alessandro Haber e Isabella Rossellini
Dal 25 novembre è online Preludio, il primo cortometraggio interamente al femminile a sostegno di una campagna contro la violenza sulle donne, scritto e diretto da Stefania Rossella Grassi e Tommaso Scutari. La scenografia invece è opera della grossetana Donatella Espositi che Il Tirreno ha intervistato.
L’opera tratta un tema purtroppo di grande attualità.
«Come ha detto la regista, Preludio è un corto sul femminicidio, contro il femminicidio e la violenza di genere, non solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica. Ideato da Stefania Rossella Grassi, dopo la prima fase embrionale del progetto è entrato a scrivere con lei Tommaso Scutari che è il suo coautore storico».
Dove si può vedere?
«Al momento Preludio è su YouTube (youtu. be/MQaXr_pHiuY) per donarlo a ogni associazione a sostegno delle donne e a ogni centro antiviolenza che così può utilizzarlo facilmente. Verrà poi in seguito prodotta una seconda versione più corta, sottotitolata in inglese e anche in italiano che sarà inserita, come è stato richiesto agli autori, in una piattaforma americana: così avrà accesso anche ai festival».
Come nasce il suo coinvolgimento in Preludio?
«La regista stava cercando una figura professionista per avere il supporto di uno scenografo sul set. Siamo riuscite a “incrociarci” tramite un’amicizia in comune, un mio carissimo amico, tra l’altro pure lui grossetano, Franco Cionini, titolare a Roma di uno studio di registrazione».
Ci racconta le sue emozioni e le sue sensazioni nel contribuire a quest’opera?
«Sono stati due giorni “di girato” molto intensi a livello emozionale. Tanti artisti coinvolti, attori di grande spicco artistico, e tecnici di grande maestria tutti uniti in questo grande progetto no profit. Sul set si è respirata un’aria di grande unione e collaborazione reciproca. Personalmente vedevo negli occhi delle attrici presenti – Daniela Giordano, Corinne Clery Serena Grandi, Demetra Hampton, Elisabetta Pellini, Barbara Kal, Karla Gascon, Holly Irgen, Ermelinda Maturo e Martina Marotta... – nella loro interpretazione, gli occhi di mille donne innocenti o assurdamente colpevoli di essere donne. Alessandro Haber è stato di una potenza incredibile, ruolo difficilissimo e vorrei citare anche il ruolo di Corrado Solari per nulla scontato in un gioco malizioso e triste allo stesso tempo. Anche nelle voci recitanti di Isabella Rossellini, Franco Nero, Anna Kanakis, Alessio Boni, e di nuovo Daniela Giordano e Alessandro Haber si rimane impietriti dal dolore che traspare dalle parole di un epilogo tragico con una colonna sonora intensissima del grande Giovanni Errera. Molto ricca di spunti interpretativi è poi la visione danzante impersonata da Youma Diakite: una sorta di inno all’innocenza delle donne che sono state private della loro vita. Le emozioni sono state davvero tante, tanti abbracci, specialmente tra noi donne. Vorrei citare anche la bellissima fotografia di Gianni Mammolotti che ha incorniciato il tutto».
Parliamo della sua professione: quando è nata questa passione e come?
«Questo mestiere nasce dalla passione che avevo fin da piccola di fantasticare come potesse essere diversamente lo spazio che mi circondava e pensare di vedere e di “vivere” sempre altri luoghi, fuori dal reale, ricomposti dal mio immaginario. Da bambina mi divertivo a spostare i mobili della mia camera per creare situazioni diverse, oppure a testa in su, per immaginare lo spazio bianco del soffitto in altre dimensioni. Altra grande passione, la pittura e la fotografia... ma non potendo fare tutto, ho compreso, alla fine del liceo artistico, che l’arte che riuniva un po’quello che mi piaceva fare, era la scenografia».
A un giovane che volesse intraprendere la sua strada che consigli può dare?
«Consigliare è difficile. Ognuno parte sempre da un percorso diverso, unico, irripetibile. L’iter scolastico base è il liceo artistico prima e l’Accademia di Belle Arti indirizzo scenografia dopo. Nel mezzo si possono fare altri corsi di specializzazione dovuti anche all’evolversi della tecnologia nel campo artistico. Nel mio caso, approfittai, tramite la vincita di una borsa di studio, di avvalermi della formazione che il Teatro Alla Scala stava offrendo nei primi Anni’90. È necessario, direi praticamente “obbligatorio” oggi, più di ieri, sapere almeno l’inglese. Suuggerirei anche di iniziare a fare un po’di praticantato già nell’ambiente ancor prima di terminare l’Accademia. Farsi le ossa, apprendere da chi è sul campo: quella è la scuola più forte e fa la differenza». –
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