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Lo straziante addio a Moira: «Vogliamo sapere perché»

Elisabetta Giorgi
Lo straziante addio a Moira: «Vogliamo sapere perché»

La grossetana era stata ricoverata a Roma per problemi di salute «non gravi» Ieri mattina l’apertura della camera ardente. La famiglia vuol fare chiarezza

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Vuol fare chiarezza e capire cosa sia successo la famiglia di Moira Seravalle, la grossetana di 43 anni morta venerdì all’ospedale San Giovanni dell’Addolorata di Roma dov’era stata ricoverata dal giorno prima. Era stata sottoposta a un intervento chirurgico per un problema di salute non grave, noto da tempo. Nessuno avrebbe immaginato un finale così tragico.

La salma è giunta due giorni fa a Grosseto, al cimitero della Misericordia dov’è stata allestita la camera ardente. A dare l’addio a Moira, composta in una bara in un locale a pochi metri dalla cappella, sono stati ieri per tutto il giorno decine di amici e parenti in uno straziante via vai in cui il dolore si alternava all’esigenza di capire cosa fosse successo. La madre, la sorella, il cognato, la nipote, i cugini, i tanti amici e le amiche della donna: tutti increduli e sotto choc. «È un incubo», sussurra la sorella Monica che non si dà pace mentre stringe tutti in un dolce abbraccio. Pochi metri più in là è la madre disperata.

Alberto, uno dei cugini del babbo di Mora – quest’ultimo morto da tempo e sepolto nello stesso cimitero – ha gli occhi lucidi e la voce rotta dal pianto. A Roma Moira aveva lavorato per anni come tata e collaboratrice domestica nelle case di alcune famiglie di personaggi famosi del cinema e della televisione. Di bellissima presenza, empatica, buona e sorridente, con i bambini ci sapeva fare e aveva stabilito negli anni rapporti d’affetto che erano andati aldilà del lavoro. Legami umani veri, solide amicizie, affetti sinceri. Giovedì 5 dicembre la donna era andata a trovare una di queste famiglie e le sue due bambine piccole, a Roma. Poiché se n’era tornata in pianta stabile a Grosseto, la famiglia romana cercava una sua valida “sostituta” e doveva incontrare altre aspiranti tate.

«Ti do una mano – ha detto lei all’amica e madre di famiglia – in attesa che tu faccia i colloqui». Proprio mentre era a casa loro si è sentita male. È stata l’amica a fornirle la prima assistenza e a portarla in ospedale, al San Giovanni dell’Addolorata; non sembrava una cosa grave. Aveva nausea e gonfiore, sintomi comuni di un problema di salute che compariva di tanto in tanto e che lei sapeva gestire, dice una familiare. In ospedale Moira è stata ricoverata giovedì e venerdì; la morte è sopraggiunta la sera di venerdì intorno alle 20,30. Uno choc. «Siamo avvolti dalla disperazione», dicono i familiari. Moira avrebbe festeggiato le feste di Natale con i suoi e il compagno a Grosseto. Venerdì il finale è stato diverso.

«È stato un incubo dall’inizio alla fine – ha detto ieri la sorella Monica – È successo tutto nel giro di poche ore, in un precipitare di eventi. Una storia straziante e sfortunata». Vedere che la situazione piomba in tragedia, segnalare gli eventi e non ottenere risposte risolutive: ora la famiglia vuol capire cosa sia successo. La speranza è che l’autopsia accenda una luce nel tunnel del dolore. Venerdì 13 dicembre è avvenuto il funerale al cimitero della Misericordia. —
 

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