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Tolta la cabina telefonica in piazza De Maria, “casa” del clochard Reinhard

F.F.
Tolta la cabina telefonica in piazza De Maria, “casa” del clochard Reinhard

Telecom rimuove la struttura per mancanza di traffico Una lettrice è preoccupata per la sorte del senzatetto Ieri Il Tirreno lo ha incontrato

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grosseto. Seduto sulla panchina di marmo all’angolo con via Cesare Battisti, si para con una mano il sole del primo pomeriggio che gli batte sugli occhi. «Reinhard, hanno demolito la cabina telefonica dove dormiva. E ora come farà?», chiediamo. «Sì, infatti mi dà noia il sole», rispondelamentando di non avere più un tetto sulla testa.

Non è facile comunicare con Reinhard Schmidt, il clochard di piazza De Maria. Il suo Tedesco farfugliante non è l’unico ostacolo; sembra far fatica a seguire il filo del discorso. E forse ancora non si rende conto di quali conseguenze potrà avere la rimozione della cabina telefonica che fino a martedì si trovava in piazza De Maria. Sì, proprio quella dove Reinhard “viveva” da una decina d’anni.

Telecom Italia l’ha rimossa nel pomeriggio di martedì. La demolizione – spiega l’azienda al Tirreno – rientra nel piano di progressiva eliminazione dei telefoni pubblici autorizzato dall’Agcom nel gennaio 2010 dopo che l’avvento dei cellulari ha ridotto al lumicino il traffico telefonico degli apparecchi pubblici.

Un cartello della Telecom, con l’avviso della rimozione, è apparso sulla cabina lo scorso luglio. Invitava chiunque volesse mantenere la cabina a mandare un’email all’azienda, come da prassi in questi casi. Lettere elettroniche, a quanto pare, non sono state mandate, e così martedì pomeriggio la struttura è stata tolta.

Fine della storia? Non proprio.

Reinhard, tedesco, classe 1952, capelli lunghi, lunghi baffi e barba rossicci, da oltre dieci anni aveva fatto di questo angolo la sua “casa”. Una coperta sdrucita, alcuni panni, qualcosa da mangiare portato da qualche buon’anima, una busta di Tavernello (a volte portategli anche al mattino...) a ogni ora Schimdt è qui, tanto che ai più è noto come il “clochard della cabina”. Dove andrà adesso?

«Io dormo laggiù, vicino alla porta, vicino alla banca», dice indicando Porta Vecchia. Non protesta per la rimozione della cabina. Come l’ultima volta in cui Il Tirreno lo ha incontrato, nel giugno 2011, comincia subito a parlare dei suoi documenti, che non ha più, e non sa come procurarsi.

Preoccupata per lui è invece una lettrice, Paola Ricci, che ha scritto alla redazione e definisce «totalmente vile» il modo in cui è stata demolita la cabina. Ricci avanza l’ipotesi che la demolizione sia stata sollecitata proprio per togliere dalla piazza, con la struttura, anche il suo inquilino. «Quei quattro panni che Reinhard conservava nella cabina sono stati presi e gettati nel cassonetto», dice a riprova del fatto che il clochard a qualcuno dia fastidio.

«Quest’uomo, che conosco personalmente ormai da molti anni, a cui porto ogni giorno qualcosa e con cui riesco, in qualche modo a comunicare, è un uomo innocuo – dice Paola – se si vuol far eccezione per qualche volta che può aver alzato la voce quando era un po’ più su di giri, benvoluto dai più, al quale la gente fa a gara a portare un aiuto. Pare anche che abbia una triste storia alla spalle. Non ha mai dato fastidio a nessuno, se ne sta lì tutto il giorno e la sera si ritira/va nella sua cabina telefonica a dormire. Forse qualche volta ha fatto qualche bisogno in luoghi non proprio consoni, ma niente di più. Mi chiedo come ci si possa attaccare e infierire contro una persona tanto debole, povera, non baciata dalla fortuna nella vita, quando delinquenti comuni e spacciatori girano impunemente per la città. Certo, nei confronti di un clochard è molto facile e si può fare “bella figura” con un certo tipo di cittadini, con pochi mezzi e nessun rischio. Chiedo a tutti coloro che ritengono che ciò che è stato compiuto contro Reinhard sia un atto vile, di ribellarsi e chiedere che sia ripristinata per lui la situazione precedente».

Telecom conferma tuttavia che la rimozione della cabina è dovuta solo al fatto che il traffico telefonico era ormai inesistente. Insomma, non ci sarebbero ragioni legate alla presenta del clochard.

D’altro canto va detto che le condizioni in cui quest’uomo abita questo angolo della piazza, con o senza cabina, sono davvero un pugno allo stomaco. Nonostante le cure di semplici cittadini e volontari, che si prodigano per portargli pasti caldi, coperte e vestiti, non si può ignorare che questo angolo di piazza emani un odore fetido, spesso con escrementi e rivoli di urina in vista.

Quanto a Reinhard, i suoi abiti sono leggeri, inadatti alle temperature invernali. «Possiamo portarle un pullover?», chiediamo. Scuote la testa: «Ho la coperta».

Lui non ha mai voluto andarsene da questo posto. Non ne ha mai voluto sapere di dormire al dormitorio della Caritas, neanche negli inverni più rigidi. Nel gennaio del 2017 fu trovato riverso in ipotermia e portato all’ospedale. Ma tornò qua. Nella sua cabina. Ora la cabina non c’è più, ma lui è comunque lì, all’angolo. Anche una panchina, per lui, è casa. —

F.F.

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