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Codice rosa, una mano tesa alle vittime della violenza

Codice rosa, una mano tesa alle vittime della violenza

Oggi all’ospedale Misericordia si celebrano i dieci anni dalla nascita del percorso ideato da Vittoria Doretti e diventato un modello per molte regioni d’Italia

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grosseto. Dieci anni fa nasceva a Grosseto il Codice rosa, il percorso di protezione delle vittime di violenza ideato dalla dottoressa grossetana Vittoria Doretti e divenuto modello in molte regioni d’Italia. Da quel giorno la sfida della squadra dedicata al progetto, composta dai professionisti della Asl di Grosseto, coordinati da Doretti, è stata vinta e si sono raggiunti importanti traguardi nel contrasto alla violenza.

Con la collaborazione delle istituzioni, Procura della Repubblica, forze dell’ordine e centri antiviolenza, il Codice rosa si è strutturato fino a divenire nel 2016 una Rete in tutta la Toscana, diretta da Doretti. E non solo. Questo approccio al contrasto del fenomeno violenza è stato ripreso e adottato in tutto il territorio nazionale e ha visto anche esperienze a livello internazionale.

Oggi a Grosseto si celebra questo importante anniversario con un convegno a partire dalle 9,30 all’ospedale Misericordia. La mattina, nell’auditorium, si aprirà con i saluti della direzione Asl e dell’assessora regionale al Diritto alla salute Stefania Saccardi e continuerà con gli interventi di Vittoria Doretti, con le testimonianze del console del Brasile Afonso Carbonar, di Linda Laura Sabbatini dell’Istat e della senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere. A fine mattinata ci sarà la posa della panchina rossa, simbolo contro la violenza di genere, donata dal Soroptimist di Grosseto, che sarà svelata dall’autrice Nora Camarri, dalla presidente del Tribunale di Grosseto, Laura Di Girolamo, e dalla madre di Giulia Ferrari, vittima di femminicidio.

Il pomeriggio sarà dedicato alla formazione con il seminario “#avantinsieme contro il revenge porn”, con approfondimenti di Marino di Nardo del ministero per le Pari opportunità e famiglia, di Ilaria Bonuccelli, giornalista del Tirreno, e della giudice Paola De Nicola.

«Sono passati dieci anni da quando i componenti di quella che sarebbe stata la task force del Codice rosa si sono spogliati dei propri ruoli – dice Doretti –. Professionisti sanitari e sociali, giudici, appartenenti alle forze dell’ordine, rappresentanti delle istituzioni e delle autorità. Abbiamo tutti indossato un’unica divisa di ordinanza, quella dell’umiltà di capire che dovevamo cambiare punto di vista, che il fenomeno violenza non poteva essere combattuto separatamente. Da questa profonda presa di coscienza è nato Codice rosa, da quando ogni operatore ha rappresentato non solo una competenza, ma una fibra dell’unico nodo centrale che solo se forte e tenace avrebbe potuto reggere il peso di quel grido di dolore e della richiesta di aiuto delle vittime di violenza, per non farlo cadere di nuovo nel vuoto. Oggi posso dire che abbiamo davvero acceso luci in ambiti oscuri».

Qualche dato? Nel 2010, al pronto soccorso di Grosseto furono sottoposti ad attenzione 309 codici rosa, un numero importante che faceva capire che qualcosa stava cambiando. Nel 2011 in provincia i codici rosa arrivarono a 503, risultato inaspettato a dimostrazione che la Rete funzionava.

Negli anni successivi il totale degli accessi è rimasto alto ma stabile con un aumento nel 2016 (393). Nel 2018, i codici rosa sono stati 267 e 77 già solo nel primo semestre del 2019 nel territorio dell’Asl sud est. —



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