Gioco
Cena fascista per la marcia su Roma L’Anpi presenta un esposto in Procura
Il presidente Agresti: «Presente per sua ammissione un soldato dell’esercito. Il ministero della Difesa non dice niente?»
Lo aveva annunciato e ha mantenuto la parola. Il presidente provinciale dell’Anpi, Flavio Agresti, ha presentato alla Procura della Repubblica un esposto denuncia sulla cena fascista organizzata da un privato al locale Kronos di Castel del Piano il 28 ottobre per celebrare l’anniversario della marcia su Roma. Agresti chiede che la magistratura individui i partecipanti e li punisca per apologia di fascismo e si riserva di costituirsi parte civile se si dovesse aprire un processo. L’esposto è stato presentato il 21 novembre attraverso l’avvocato dell’Anpi nazionale, Emilio Ricci.
La vicenda è nota. Achille Bargagli, 82 anni, storico esponente della destra amiatina, come lui stesso ha dichiarato ha organizzato la cena affittando per la sera del 28 ottobre l’intero locale. Sotto bandiere della Decima Mas e con il ritratto di Mussolini, circa duecento persone hanno ricordato la marcia su Roma. Tra loro l’unico che ha ammesso di aver partecipato (oltre a Bargagli) è stato il consigliere comunale grossetano Gino Tornusciolo, fondatore della sezione provinciale di CasaPound. Altri esponenti politici di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, con incarichi istituzionali, dati per presenti, hanno negato.
Tre sono le considerazioni che hanno portato il presidente dell’Anpi a fare l’esposto.
«La prima, che costituisce la cornice politico-culturale delle seguenti, riguarda la Costituzione – spiega Agresti –. Alla 12ª disposizione transitoria e finale recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Ebbene, si può dire che non passa giorno senza che si abbia notizia di qualche provocazione neofascista in giro per l’Italia, cene celebrative della marcia su Roma comprese. Cosa dimostra questo se non l’esistenza di una rete nazionale, avente robusti addentellati in Europa e un po ’ovunque in Occidente, finalizzata a quella “riorganizzazione”? L’avvenimento di Castel del Piano non può essere considerato separatamente da tutti gli altri simili, ma nel contesto generale in cui esso si è verificato». Crisi economica e sociale, e di conseguenza, crisi della democrazia per Agresti alimentano «pulsioni autoritarie». Perciò lo Stato e i suoi organi, oltre a tutti coloro che hanno a cuore la libertà, devono reagire con una forza corrispondente alla pericolosità del momento... Lo dico alla politica e, con tutto il rispetto, alla magistratura». La norma costituzionale e le leggi Scelba e Mancino, dice Agresti, «non ammettono interpretazioni. Qui la libera espressione del pensiero non c’entra nulla: ci troviamo davanti a un chiaro reato. Allora si agisca coerentemente, sciogliendo quelle associazioni che al fascismo si richiamano, per prime CasaPound e Forza Nuova, e portando i sovvertitori dell’ordine democratico a rispondere davanti alla legge».
La seconda considerazione di Agresti è riferita a una persona in particolare, seppure il presidente non lo nomini direttamente: il consigliere Tornusciolo. «Egli è un soldato di professione – dice Agresti – appartiene all’esercito della Repubblica italiana, democratica e antifascista, fondata sulla Resistenza. Per lui l’antifascismo è un dovere, avendo giurato sulla Costituzione. Ma il personaggio si dichiara apertamente fascista e agisce come tale, con ruoli di massima responsabilità fino a ieri in CasaPound. Gli alti gradi delle Forze Armate e il ministero della Difesa non hanno nulla da eccepire? Se viene tollerato questo, quanti altri “corpi estranei” si annideranno nelle caserme? Me lo domando perché voglio tutelare il buon nome e l’onore dell’istituzione militare, con la mente e il cuore rivolti ai martiri di Cefalonia e ai soldati di tutti i gradi che dopo l’8 settembre scelsero la Resistenza».
L’ultima considerazione è un appello all’unità di tutti i democratici e degli antifascisti «per impedire – dice Agresti – che la deriva destrorsa in atto sfoci in una avventura autoritaria. Non penso al ritorno del fascismo come l’abbiamo conosciuto, ma vedo che ci sono molti elementi per un salto nel buio di un assolutismo di altri tempi che del fascismo conserverebbe l’anima repressiva e autoritaria. Basti citare l’ultimo rapporto annuale del Censis laddove afferma che il 48% degli italiani sarebbe favorevole all’avvento di un uomo forte al potere che non debba preoccuparsi del parlamento e delle elezioni». Per Agresti è «un forte segnale di allarme» e la dimostrazione di dove può «arrivare la metastasi in assenza di una guida politica consapevole ed efficace; un segnale che deve essere colto senza indugio dalla cultura, dalle forze sociali e dai partiti, in primis dal governo, che deve smetterla di logorarsi in mille polemiche pretestuose e cominciare a dar prova di efficienza e di saper guardare all’interesse generale». Da qui l’appello ai moderati: «L’antifascismo non è un ferro vecchio, tanto meno può essere il bene di una parte politica che lo usi a fini identitari e di consenso: è al contrario la precondizione di ogni libertà, del progresso anche economico, anima della civiltà dei giorni nostri. L’Anpi non è una associazione reducistica: affonda le radici nel passato per far vivere valori forti nel presente proiettandoli nel futuro». —
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