Lutto
«Voleva uccidere e non soltanto spaventare Ma suo padre non cercava la sparatoria»
Omicidio e tentato omicidio di Follonica per futili motivi e senza premeditazione: le motivazioni della condanna di Raffaele Papa e Antonio Papa
la ricostruzione
Non fu omicidio premeditato ma Raffaele Papa «inequivocabilmente» aveva sparato a Salvatore De Simone con l’intenzione di uccidere, centrandolo al torace: e non voleva solamente spaventare Massimiliano De Simone, dato che l’obiettivo era già raggiunto perché la vittima stava scappando. Non aveva invece alcuna intenzione di colpire Paola Martinozzi, raggiunta da un colpo al collo dopo l’azione di disturbo causato dal padre di lui. Responsabilità più che chiare per il 31enne, condannato all’ergastolo – e per futili motivi. Solo indizi, ma tali da “reggere” la condanna a 20 anni, complessivamente, per Antonio Papa, il padre, 57 anni: una ricostruzione di quasi nove pagine che passa per l’alibi definito falso, per le minacce pronunciate, per la pistola. Fondamentali, per la sua posizione, quei 17 minuti tra le 13.46 e le 14.03 di quel giorno, il 13 aprile 2018, ricostruiti anche attraverso le immagini delle telecamere dell’esercizio commerciale della famiglia, la gastronomia “Buono”, che riprendono anche le fasi della sparatoria. Una sparatoria che comunque il padre non avrebbe voluto.
Sono raccolte in 44 pagine le motivazioni della condanna (rito abbreviato) per la sparatoria di via Matteotti a Follonica, omicidio, duplice tentato omicidio (Martinozzi e Massimiliano De Simone), porto abusivo e ricettazione di arma clandestina. Il giudice Marco Mezzaluna le ha depositate ieri. Un delitto per futili motivi: «Ritiene questo giudicante che arrivare ad utilizzare una pistola ed uccidere un altro individuo (Salvatore) ovvero provare a farlo non riuscendovi per cause esterne alla sua volontà (Massimiliano), per un litigio innescato dallo sgocciolamento dell’acqua su una tenda (causa prossima) ancorché in un contesto di rapporti problematici tra vicini (causa remota), costituisca senz’altro un motivo talmente sproporzionato da assurgere a pretesto per lo sfogo di una pulsione aggressiva incontenibile, esaltata dall’avere in mano una pistola».
Per Raffaele, le immagini parlano chiaro e non è sostenibile l’accidentalità invocata dall’imputato. Per Antonio, il gup è convinto della falsità dell’alibi. Antonio aveva raccontato di essersi allontanato dal locale e di essere andato nella zona industriale per visionare un capannone, con appuntamento per le 15. Ricostruzione smentita dai tabulati telefonici, dagli orari (eccessivo anticipo) e anche dal fatto che l’intermediario non aveva le chiavi né il proprietario (investigazioni difensive avvocato Alessandro Risaliti parte civile) aveva mai dato incarico di mediare l’affitto. Un alibi che sarebbe stato messo su dopo l’arresto di Antonio per allontanare un suo collegamento con la pistola; arma che invece sarebbe andato a prendere con il figlio nella sede della agenzia di pompe funebri, nella zona industriale appunto. Raffaele non aveva la giacca quando era uscito dal locale: la indossa al ritorno «e con la mano destra fa come per sistemare qualcosa sotto la giacca», verosimilmente la pistola infilata nella cintura. Pistola che non era a casa (lo dice la moglie Vincenza) né nella Audi Q5 («inverosimile»): «Non rimane che la zona industriale dove effettivamente i due si sono recati per breve tempo senza alcun altro motivo e dalla quale avevano già deciso di allontanarsi ben prima che Raffaele Papa ricevesse la telefonata del proprio dipendente e così apprendesse che i De Simone lo stavano cercando».
Un passo indietro. Intorno alle 13.40 era avvenuto un litigio a tinte forti con Antonio che aveva minacciato (mimando una pistola con indice e pollice, «vi ammazzo tutti”) Giuseppa Marcelli, titolare dell’albergo accanto. Minacce anche con la pronuncia della parola «pistola». Raffaele era uscito dalla sua abitazione dove stava mangiando («aveva cambiato espressione», «era apparso molto preoccupato» aveva dichiarato la moglie) dopo aver ricevuto la telefonata del padre e lo aveva raggiunto alla gastronomia: alle 13.46 i due erano saliti in auto mentre Maddalena Palazzo, moglie di Antonio, cercava di fermarli «temendo il peggio». L’Audi era tornata lì alle 14.03. Antonio non sapeva che il figlio aveva una pistola? «La verità è che Antonio quando ha telefonato al figlio Raffaele aveva in animo di armarsi, come ha poi fatto chiaramente capire alla Marcelli alla presenza della Palazzo che, preoccupatasi per il suo atteggiamento, tentava di trattenerlo».
È da escludere, secondo il giudice, che «volesse effettivamente far uccidere dal figlio i De Simone, volendo soltanto minacciarli e spaventarli per poi lucrare nel futuro questa rendita di posizione (l’avere la disponibilità di una pistola ed essere pronto ad usarla se si fossero ripetuti i comportamenti ritenuti molesti) ed indurli a più miti consigli nel rapporto con la famiglia Papa». E ancora: «Se avesse voluto effettivamente che il figlio uccidesse i De Simone non sarebbe stato così stupido da farlo fare davanti al locale e con le telecamere che avrebbero registrato tutto e, soprattutto, davanti a così tanti testimoni». «La telecamera 2, inoltre, ha registrato il tentativo di Antonio di fermare il figlio mentre rincorreva Massimiliano e prendeva la mira sparando in quel contesto tre colpi in rapida successione (tra l’altro è stata proprio questa azione di disturbo a deviare l’ultimo colpo dalla sua traiettoria rispetto agli altri ed attingere alla base del collo la povera dottoressa Martinozzi, del tutto estranea alle tensioni tra i due gruppi familiari). Il gesto sta inequivocabilmente a dimostrare che Papa Antonio non voleva che il figlio sparasse e quando ha visto quello che stava combinando è subito intervenuto per cercare di fermarlo». Padre (che discute con i De Simone) e figlio (che resta nascosto) sarebbero stati d’accordo per le sole minacce: «Antonio verosimilmente ha cambiato idea ma il figlio sotto pressione non sa nulla perché è nascosto all’interno del locale dove deve scattare il piano concordato. Aspetta diversi minuti e poi non regge la pressione ed esce facendo quello che già sappiamo».
Nessun dolo diretto per Raffaele che aveva colpito Martinozzi: non vi è prova che l’avesse vista. Per Antonio concorso anomalo con il figlio sia per l’omicidio sia per il duplice tentativo(prevedibili dopo l’intimidazione): i due erano d’accordo per le minacce con la pistola dalla matricola abrasa (rubata nel febbraio 2018 a Gavorrano), ad Antonio deve essere concessa l’attenuante perché i reati del figlio sono diversi da quelli programmati dal padre. — Pierluigi Sposato
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