Il dolore
Lo storico Chalet torna di proprietà del Comune
Nato nel 1945 come chiosco per la frutta, nel tempo è stato dato in gestione per fior di affitti mentre all’ente spettavano briciole. Ora si ricalcola il canone
grosseto. I grossetani lo conoscono come Chalet ed è ormai una costruzione perfettamente integrata nel contesto del centro storico, addossata alle Mura medicee, all’inizio di corso Carducci.
Da venerdì scorso quel piccolo casottino in muratura, al quale accede un gazebo di più recente realizzazione, è entrato a far parte del patrimonio del Comune.
Il consiglio comunale, infatti, ha deciso di non demolirlo, dopo che era decaduta la concessione a chi l’aveva realizzato. Per arrivare a questa soluzione, però, l’amministrazione comunale è dovuta risalire alle origini, al 21 dicembre del 1945, quando l’allora giunta comunale autorizzò un cittadino a realizzare un chiosco di legno in via Quattro Novembre, l’attuale via Oriana Fallaci, per la vendita di frutta e verdura. Una concessione che è stata prorogata fino al 1959, quando, per esigenze di riorganizzazione del traffico tra via Porciatti, via Quattro Novembre e via Manetti, il chiosco fu spostato a ridosso delle Mura, dove si trova adesso.
Da allora e fino al 1990 il chiosco è rimasto immutato. Sono cambiati solo i concessionari e nel 1990 fu data la possibilità di realizzare anche un piccolo bagno con antibagno.
Ciò che è successo, però, è che il concessionario aveva smesso da tempo di gestire direttamente il bene, dandolo in gestione a un soggetto terzo, in cambio di un affitto, e il soggetto terzo, a sua volta, lo aveva dato in gestione ad altri, ricavandone un profitto ulteriore. Al Comune andava solo la tassa di occupazione del suolo pubblico, oggi divenuta canone. Di recente, poi, al casottino in muratura, è stato affiancato un gazebo in vetro che resta fuori da questa vicenda.
Per quanto riguarda l’opera in muratura, invece, poiché il concessionario non la gestiva direttamente, il Comune ha dichiarato la decaduta la concessione. A quel punto il consiglio comunale ha dovuto decidere se demolirla o appropriarsene e ha scelto la seconda strada.
La storicità del chiosco, presente da quasi 75 anni, il fatto che sia diventato un punto di riferimento per i grossetani e che dalla sua demolizione potrebbe derivare un danno d’immagine per la città, sono state le motivazioni principali per cui il Comune ha deciso di acquisire l’immobile al patrimonio dell’ente. Non meno importante il fatto che la più recente concessione per la realizzazione del attiguo gazebo sia stata rilasciata proprio in connessione con l’esistenza di quel chiosco e di una licenza di somministrazione che lo riguarda. Una matassa ingarbugliata che l’amministrazione ha dovuto districare anche per ripristinare un corretto rapporto tra concessionario e ente. Gli uffici, infatti, dovranno ricalcolare il canone che non riguarderà più solo il suolo pubblico, ma anche l’immobile che vi è costruito sopra. —
Enrico Pizzi
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