Il Tirreno

Grosseto

geotermia/il fronte del sì 

Gli imprenditori lanciano l’appello «La crisi è iniziata Sì ai finanziamenti»

Fiora Bonelli
Gli imprenditori lanciano l’appello «La crisi è iniziata Sì ai finanziamenti»

Le aziende legate allo sfruttamento del vapore chiedono a politici e associazioni di categoria di accelerare il Fer2

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Continuano gli appelli alla politica, ai sindacati, ai patronati e ad altri enti da parte delle imprese amiatine che sono legate allo sfruttamento geotermico e che hanno già fatto sentire la loro voce per ottenere l’inserimento della geotermia nel Fer 2 che garantirebbe incentivi statali ai produttori.

A fianco delle imprese sono di recente scesi in campo in parlamento Susanna Cenni e i colleghi Ceccanti e Ciampi con richieste che le imprese condividono.

«In Toscana – rammentano le imprese, facendo propri i dati forniti dalla parlamentare – la geotermia conta 34 centrali per una potenza installata di 761 megawatt. La produzione annua è di circa 5,9 miliardi di chilowattora che complessivamente soddisfa quasi il 30 per cento del fabbisogno energetico della regione e permette un risparmio di oltre 1 milione e 400 mila TEP e 4,1 Mt di emissioni CO2 evitate. In questi territori la geotermia garantisce 650 occupati diretti e circa 2mila nell’indotto e ha promosso lo sviluppo di numerose piccole e medie imprese in diversificati settori produttivi. I notevoli ritardi per l’emanazione del Dm Fer2 stanno già provocando i primi effetti negativi. Enel, l’attuale concessionario, è stato costretto a rivedere drasticamente i progetti e gli investimenti nella geotermia causando gravi difficoltà alle aziende dell’indotto delle zone dell’Amiata e delle Colline Metallifere della Val di Cecina».

Le imprese dell’Amiata fanno un appello all’unità delle comunità e di tutte le forme di rappresentanza: istituzionali, di categoria e professionali.

«Non siamo l’Ilva di Taranto e neppure la Whirpool di Napoli – dicono le imprese – ma le parole lavoro, occupazione, famiglie, mutui, figli, hanno lo stesso significato anche da noi. È per questo che pretendiamo attenzione e pretendiamo unità. Vogliamo sentirci sorretti e abbracciati dalle nostre comunità, dalle istituzioni a tutti i livelli, dai nostri sindaci, consiglieri comunali, dalle altre imprese che nella geotermia non lavorano, ma, da cui anche loro, traggono beneficio. L’Italia è fatta di piccole imprese manifatturiere e artigiane come le nostre. Siamo l’ossatura debole e forte di una parte importante dell’economia italiana e la nostra massa critica vale certamente come le grandi fabbriche perché garantiamo la vita per aree interne e considerate marginali per servizi e infrastrutture. Ci sono segnali positivi e voci a sostegno dell’economia geotermica. Ma non basta».

E ricordano pure come sia urgente il Fer 2 anche perché «la nuova strategia energetica nazionale considera lo sviluppo delle fonti rinnovabili come funzionale non solo alla riduzione delle emissioni, ma anche al contenimento della dipendenza energetica, prefissando l’obiettivo al 2030 del 28 per cento di consumi da rinnovabili rispetto ai consumi complessivi. Questa è la situazione e la voce dell’onorevole Cenni e dei colleghi non può e non deve restare isolata».

L’appello è verso tutte le organizzazioni e le forze politiche «che purtroppo – dicono le imprese – vediamo troppo ferme, quasi inconsapevoli di quanto sta già succedendo o forse troppo occupate in altre vicende».

Le imprese tirano in ballo anche le loro associazioni di categoria. «Cosa fanno di concreto Cna e Confartigianato, la Camera di Commercio, il resto dei deputati toscani, i consiglieri regionali, le associazioni di impresa e del commercio? – chiedono le imprese –. Cosa fanno i partiti e sindacati ad oggi paralizzati nella loro autoreferenzialità? A loro diciamo: la crisi è già iniziata; siete ancora in tempo a fermarla». —

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