Sicurezza
«Il volontariato fa bene prima di tutto a chi lo fa»
Dagli stili di vita degli adolescenti alle abitudini familiari Cinelli (presidente di Grosseto Green) spiega “missione” e progetti
la storia
LINA SENSERINI
L’esperienza delle Acat in provincia di Grosseto è nata circa trent’anni fa, nel 1991, con la formazione dei primi club alcologici territoriali sull’Amiata, in città e, più tardi a metà anni 2000, a Follonica. Mentre nell’area montana hanno finito per disperdersi, pur avendo raggiunto risultati significativi nella diminuzione della mortalità legata all’alcol, a Grosseto l’attività dei club si è consolidata, fino ad arrivare nel 2014 a sdoppiare l’Acat in due (Grosseto Green e Grosseto nord), per consentire di seguire al meglio il numero crescente di famiglie che si rivolgevano alle associazioni e ai club. Circa 100, al momento, in tutto il territorio provinciale.
L’Acat Grosseto Green è nata nel 2014 ed è attualmente presieduta (dal 2016) da Vittorio Cinelli, da molti anni attivo nella complessa gestione della rete dei club e delle attività collegate. «La nostra missione – spiega – è prenderci cura delle persone che hanno problemi alcologici e alcolcorrelati, fino all’uscita definitiva dal comportamento ossessivo-compulsivo, secondo un approccio che coinvolge l’intero nucleo familiare, la principale risorsa per la realizzazione del processo di cambiamento. È all’interno delle abitudini della famiglia che si deve combattere la dipendenza da alcol».
Infatti, come spiega Giuseppe Corlito, per anni al vertice del Dipartimento di Salute mentale dell’Asl di Grosseto, attivo da sempre nel volontariato e tra i promotori dei club Acat, in cui svolge il ruolo di servitore-insegnante, «il trattamento è centrato sulla comunità, il cui perno sono i club. Al loro interno si cerca di rimuovere il problema, lavorando sui rapporti familiari e sociali che inducono al consumo di alcol. Almeno il 60-70% dei casi meno complessi ha un esito positivo e dobbiamo considerare che il percorso dura a lungo, né si ferma in caso di ricaduta».
E se le persone che si rivolgono all’associazione sono da sole, vengono affiancate da un “familiare solidale” che lo segue per tutto il percorso.
I club sono costituiti da un operatore volontario delle Acat, il servitore-insegnante, e da due a dieci famiglie, i cui componenti hanno difficoltà legate al consumo di alcol, spesso combinato con abuso di droghe, gioco d’azzardo, problemi psichiatrici, violenza. Quando un club supera le 12 famiglie viene replicato, così come a Grosseto è nata una seconda Acat con la crescita del numero dei club, in modo da avere un numero ottimale di casi da seguire. Di fatto i club alcologici sono il fulcro dell’approccio ecologico-sociale elaborato da Vladimir Hudolin e lavorano sul principio “qui e ora”: si affronta, cioè, il problema in incontri settimanali di circa un’ora e mezzo, partendo da situazioni concrete per il cambiamento dello stile di vita di tutti i componenti delle famiglie che fanno parte del club.
Il ruolo del servitore-insegnante, in questo senso, è fondamentale e chi svolge questa funzione viene formato con corsi organizzati dall’associazione stessa. «Questa figura si chiama così perché l’attività delle Acat si concretizza sull’incontro diretto mediante l’opera dei club (servitore) e la formazione delle famiglie che ne fanno parte, attraverso incontri di sensibilizzazione sui problemi trattati (insegnante)», si legge sui documenti illustrativi delle Acat.
Un’azione, tuttavia, che va anche oltre e si rivolge all’intera cittadinanza, attraverso la collaborazione con le istituzioni, la Asl e le scuole in primis, per attività di formazione e informazione, di prevenzione e sensibilizzazione, ma anche di studio e ricerca per il monitoraggio del fenomeno. Ogni anno vengono organizzate molte iniziative aperte alla comunità, eventi, convegni, incontri con gli studenti già dalla scuola media.
Per svolgere al meglio la propria mission, Acat Green collabora con il Ser.D di Grosseto, ha effettuato importanti studi sugli stili di vita dei giovani e il consumo di bevande alcoliche; dal 2018 fa parte anche del Comitato di partecipazione della Società della Salute Amiata Grossetana-Colline Metallifere e Grossetana, insieme ad altre undici associazioni.
Un’attività volontaria a tutto tondo, il cui spirito si riassume nelle parole il filosofo statunitense Henry David Thoreau: «la solidarietà è l’unico investimento che non fallisce mai». L’anima del volontariato è questa e la spinta che porta tante persone ad offrire gratuitamente il proprio tempo agli altri è la gioia delle situazioni che si risolvono. «Abbiamo seguito per anni una famiglia di sei persone con figli piccoli – racconta Vittorio Cinelli – nel momento peggiore, quando l’alcol stava distruggendo il nucleo familiare. Li abbiamo aiutati a ritrovare un equilibrio e a risolvere il problema. Oggi l’alcol è scomparso dalle loro vite, i genitori lavorano, le figlie sono cresciute e vanno all’università. Quando partecipano alle nostre iniziative e piangono di gioia raccontando la loro storia, tutta la fatica, la pressione, il tempo che ognuno di noi dedica a questa missione sono ripagati. Il volontariato fa bene prima di tutto a chi lo fa». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
