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Un corteo dell’Anpi per l’addio a “Scaniglia” l’ultimo partigiano

Giulia Sili
Un corteo dell’Anpi per l’addio a “Scaniglia” l’ultimo partigiano

Domani Cesare Lipparini sarà sepolto al cimitero Aveva combattuto al fianco dello scrittore Carlo Cassola

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massa marittima. È morto nella notte tra venerdì e sabato l’ultimo partigiano di Massa Marittima, Cesare Lipparini, 94 anni, noto come “Scaniglia”. «Lo chiamavano così perché attizzava sempre il fuoco» dicono i familiari.

La salma si trova alla camera ardente dell’ospedale Sant’Andrea di Massa Marittima e domani alle 9.30 un corteo di bandiere dell’Anpi lo accompagnerà al cimitero cittadino. Soltanto tre anni fa al partigiano combattente della XXIII Brigata Garibaldi” Guido Boscaglia”, era stata assegnata una medaglia commemorativa in occasione del 25 Aprile. La medaglia era stata conferita a tutti i partigiani viventi dal ministro della difesa Pinotti e Lipparini aveva ricevuto il riconoscimento dal sindaco Marcello Giuntini e dall’allora comandante dei carabinieri Salvatore Tiralongo. Cesare era nato nel 1925 e fin da ragazzo aveva avuto idee antifasciste, coltivate in case grazie al padre Giulio, originario di Bologna e alla madre Enrichetta Spinicci, follonichese. Da bambino Cesare era cresciuto di fianco a Silvio Quintavalle, l’anarchico più volte arrestato per le sue idee. Ma da ragazzo Cesare è stato anche testimone di numerose aggressioni subite dai giovani antifascisti. Con l’armistizio dell’8 settembre ’43 Cesare, appena diciottenne, decise di non presentarsi al ricostituito esercito mussoliniano e di rifugiarsi nella macchia di Settefonti, insieme ad una decina di giovani massetani. Le prime importanti azioni, “Scaniglia” le compì nella III Brigata Garibaldi “Camicia Rossa”: sono note l’assalto ed il disarmo della caserma Dicat di Massa Marittima, l’occupazione momentanea di Monterotondo Marittimo e la cattura di un pullman di fascisti. Nel gennaio del’44 Lipparini venne però catturato a Radicondoli: con due compagni cercò di salire su una corriera ma, precedentemente riconosciuto in paese, venne arrestato dai carabinieri. «Rimase in galera per tre mesi – racconta il figlio Maurizio – in attesa di essere fucilato, poi si salvò perché servivano uomini da mandare in guerra». Cesare si fece quindi arruolare ed approfittò della possibilità di farsi inquadrare come cameriere alla Scuola Allievi ufficiali di Siena. Una volta lì feve perdere le proprie tracce e tornò a Massa Marittima dove sfuggì ad un rastrellamento Dopo la Liberazione, Lipparini si iscrisse per breve tempo al Pci, poi si ritirò definitivamente della politica, pur conservando l’orgoglio della propria militanza partigiana. Lipparini ha anche combattuto di fianco allo scrittore Carlo Cassola: «Quando ero bambino mio padre mi ha portato alcune volte a trovare Cassola – dice Maurizio – La guerra per lui era un ricordo doloroso e per molto tempo non ha voluto parlarne, poi negli ultimi anni ha iniziato a raccontare tutta la sua vita partigiana». Con Cesare scompare l’ultimo partigiano di Massa Marittima e uno degli ultimi della Toscana. — Giulia Sili

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