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Asl: «Abbiamo assunto e continuiamo a farlo»

Il direttore D’Urso replica alla lettera aperta della Cgil «Infermieri? Sono state 160 le rinunce su 190 chiamate»

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grosseto. «Sono consapevole che tutto sia migliorabile e perfettibile. Ribadisco però il forte impegno che l’Azienda sud est ha messo sul fronte del personale nel 2019, incrementandone il numero rispetto al 2018 per un corrispondente valore economico di circa 10 milioni di euro in più. E ciò, in un contesto molto complesso per la mancanza di valide graduatorie concorsuali come nel caso degli infermieri. Confermo, quindi, che in questo anno abbiamo potenziato il personale e che continueremo in questa direzione».

Sono parole del direttore generale della Asl sud est, Antonio D’Urso, in replica alla lettera aperta inviata dalla Cgil. L’azienda ricorda che in questo anno sono stati assunti complessivamente 55 operatori socio-sanitari a tempo indeterminato e 37 a tempo determinato. «Per quanto riguarda gli infermieri, non è in vigore alcuna graduatoria a tempo indeterminato. Quindi l’azienda ha provato ad attingere da quelle a tempo determinato registrando, però, 160 rinunce su 190 chiamate. Alla fine è stato necessario rivolgersi alle agenzie interinali per garantire la copertura dei servizi. Inoltre, in questo anno il Dipartimento delle Professioni tecniche (tecnici di radiologia, di laboratorio, logopedisti, educatori professionali, tecnici della prevenzione) ha incrementato di 111 unità gli operatori rispetto al 2018».

Sulla questione delle ferie, il direttore generale sottolinea che «non vi sono accumuli patologici e che le modalità di godimento delle ferie del personale del comparto è stato condiviso con le organizzazioni sindacali».

«Sul lavoro vero e proprio (il “tutti fanno tutto” dichiarato dalla Cgil), è vero che in una ottica di flessibilità e di miglior utilizzo delle risorse, è stato previsto che, in modo strutturato e ragionato, in caso di diminuzione di attività in una struttura, il personale afferente al Dipartimento Infermieristico Ostetrico possa andare a svolgere temporaneamente il proprio lavoro in strutture dove ce ne sia più necessità – spiega D’Urso – Ad esempio, un infermiere o un oss che di solito lavorano in Ortopedia, possono essere chiamati al Pronto soccorso ortopedico, ma continuano a lavorare comunque nell’ambito delle loro competenze. D’altra parte, questa modalità organizzativa, come quella relativa all’orario di lavoro, costituisce argomento continuo di condivisione con le organizzazioni sindacali».

D’Urso rassicura gli amministrativi («nessuno è stato penalizzato né lo sarà») e conclude: «Ho imparato a conoscere la passione e la competenza dei diversi professionisti che, nonostante le condizioni, a volte non facili in cui operano, ci permettono di essere tra le migliori aziende sanitarie nella risposta ai bisogni dei cittadini. Lo certificano i risultati, ad esempio quelli del Programma nazionale esiti, e gli attestati di gratitudine che quotidianamete ricevo da cittadini e associazioni. Stiamo facendo tutto il possibile per andare incontro alle esigenze dei professionisti e degli operatori, in un contesto nazionale precario che vede la contrazione delle risorse. La nostra azienda è molto grande, circa 12 mila tra personale dipendente e convenzionato, a cui si aggiunge quello delle aziende che assicurano i servizi di supporto, in un territorio molto vasto e con bassa densità di popolazione». —

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